Pensioni fino al 2026 con 5 anni di anticipo e 20 di contributi: la guida

Pensioni fino al 2026 con 5 anni di anticipo e 20 di contributi: la guida

Nella legge di Bilancio estensione alla stragrande maggioranza dei lavoratori della cosiddetta quota 82, ma di cosa si tratta davvero?

Andare in pensione 5 anni prima proprio come con la quota 100 e senza dover completare una carriera lavorativa pari a 38 anni di versamenti. È ciò che il governo farà con la legge di Bilancio, come si legge nel testo della stessa manovra finanziaria che presto verrà ultimata.

La misura in questione è la cosiddetta quota 82, che consente uscite con 5 anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria e con la stessa dote di contributi versati. Una misura che il governo punta a potenziare, estendendola a quasi tutti i lavoratori.

Nel Dl Bilancio 2022,uscita 5 anni prima per la pensione, ma come?

Nella legge di Bilancio 2022 tra le misure relative al pacchetto pensioni c’è una soluzione che potrebbe tornare utile a molti lavoratori. Si tratta della possibilità di lasciare il lavoro con 5 anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia o di ridurre, sempre per gli ultimi 5 anni di attività, le ore di lavoro.

Ciò che esce fuori dalla manovra è un netto potenziamento della misura, a partire dalla eventuale opzione per la riduzione delle ore lavorative che passa dal 60% del totale all’80%.

E poi, si prevede una misura che consente di mandare in pensione i lavoratori delle aziende più piccole, fino a 15 lavoratori in organico, sempre dai 62 anni di età.

Un contratto di espansione aperto a quasi tutti i lavoratori

La misura su cui punta il governo sono i contratti di espansione che sono in vigore dal 2019 e che consentono uscite a chi si trova a 5 anni sia dalla pensione anticipata ordinaria che dalla pensione di vecchiaia classica.

In altri termini, possibilità per chi si trova ad aver compiuto 62 anni di età con almeno 20 anni di contributi versati (ecco perché si parla di quota 82, cioè 62+20) o 37 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini o 36 anni e 10 mesi per le donne.

Occorre che le aziende stipulino accordi sui contratti di espansione e le richieste di adesione a partire dal 1° gennaio 2022 saranno quelle relative alle novità introdotte nella legge di Bilancio. E le dotazioni previste sono imponenti, perché superano gli 80 milioni per una misura che si prevede resti attiva fino al 2026.

La misura nata nel 2019 per aziende di grandi dimensioni con oltre 1.000 dipendenti è stata rivisitata e adesso riguarda le aziende a partire da quelle con almeno 50 dipendenti in organico, e non necessariamente assunti a tempo indeterminato.

Le aziende potranno così svecchiare il personale con una misura che obbliga loro ad assumere un nuovo dipendente ogni tre fuoriusciti. E le nuove assunzioni sono pure agevolate dal punto di vista contributivo mentre l’assegno di prepensionamento è agevolato da un bonus pari alla Naspi teoricamente spettante per due anni ai lavoratori fuoriusciti.

Aziende fino a 15 dipendenti, anche per i loro lavoratori scivolo di 5 anni

Come detto in premessa però, lo scivolo potrebbe essere allargato pure alle aziende più piccole, quelle che hanno da 1 a 15 lavoratori dipendenti in organico.

In questo caso la misura è ancora allo studio e consentirebbe, anche in questo caso, uscite a chi si trova ad aver completato 62+20 della quota 82 o chi si trova a 5 anni dai 42,10 o 41,10, rispettivamente per uomini o donne, dalla pensione anticipata ordinaria.

In questo caso c’è la necessità di costituire tramite nuovo decreto un fondo adatto alle coperture da cui attingere. Una soluzione adatta a sostenere le tante piccole imprese oggi in crisi.