Pensioni: età e contributi 2022, ecco a chi la riforma non serve

Numerose le vie per le pensioni nel 2022, a prescindere dalle varie ipotesi di riforma. Ecco il quadro.

Andare in pensione nel 2022 non è un rebus come potrebbe sembrare dalle innumerevoli proposte e ipotesi di riforma delle pensioni che circolano in questi giorni. Ci sono soggetti che per fascia di età nel 2022 andranno in pensione comunque, a prescindere da qualsiasi riforma e con misure già oggi in vigore. Ecco il quadro del 2022 con chi lascerà il lavoro comunque vadano gli interventi normativi.

Pensione di vecchiaia 2022

Non a tutti servirà la riforma delle pensioni. Questo è poco ma sicuro perché ci sono lavoratori che nel 2022 arriveranno ad aver centrato o l’età pensionabile classica per la pensione di vecchiaia, o i requisiti per le tantissime misure vigenti anche l’anno venturo.

Partiamo dai nati nel 1955. A loro la riforma delle pensioni non interessa molto. Il motivo è semplice. Nel 2022 chi è nato nel 1955 raggiungerà i 67 anni di età consoni alla pensione di vecchiaia se contestualmente nel 2022 completeranno pure i 20 anni di versamenti.

Senza i 20 anni di contributi però ci sarebbero pure le deroghe Amato. Misure particolari che consentono di uscire dal lavoro con 15 anni di versamenti e sempre a 67 anni di età.

Le deroghe sono tre e riguardano una sempre più piccola platea di beneficiari. Possono centrare le deroghe coloro che hanno maturato i 15 anni di contributi già al 31 dicembre 1992.

Oppure chi è stato autorizzato già al 31 dicembre 1992, alla prosecuzione volontaria, a prescindere dal fatto che siano scattati o meno i pagamenti. Infine, stessa possibilità per chi ha carriere discontinue, con 25 anni di anzianità di assicurazione e con almeno 10 anni di lavori svolti per periodi inferiori alle 52 settimane.

Anticipare la pensione, realtà per molti nel 2022

Senza limiti di età, potranno accedere alla pensione nel 2022 quelli che raggiungeranno i 42,10 se maschi ed i 41,10 se donne. Caregivers, invalidi, disoccupati e lavori gravosi, con carriera iniziata prima dei 19 anni di età hanno diritto alla quota 41.

Sia pensioni anticipate ordinarie che quota 41 per i precoci, prevedono il raggiungimento di non meno di 35 anni di contributi effettivi, senza figurativi da malattia o disoccupazione. In pensione prima possono andare anche quelli con invalidità pensionabile all’80%.

Per gli uomini bastano 20 anni di contributi versati e 61 anni di età. Per le donne invece, sempre 20 anni di contributi versati, ma 56 anni.
Per chi ha carriera iniziata dopo il 1995, cioè per i contributivi puri, bastano 64 anni di età e 20 si contributi.

Ma solo se la pensione liquidata è pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Sono innumerevoli quindi le misure destinate ai lavoratori che anche nel 2022 permetteranno uscite dal lavoro anche a prescindere da qualsiasi ipotesi e proposta di riforma che in queste settimane sono tornate in auge.