Autore: B.A

Pensione - Quota 100

28
Feb 2020

Pensioni: ecco perché quota 101 non risolve i problemi di quota 100

Sembrerebbe quota 101 la misura che l’esecutivo ha in mente di varare per sostituire quota 100 e riformare il sistema, ma potrebbero ripetersi gli stessi errori.

Quota 101, questa la misura che sembra prendere sempre più campo in materia di riforma del sistema pensionistico. Quota 100 fino alla sua naturale scadenza del 31 dicembre 2021 e quota 101 subito dopo, questa l’idea che è emersa dopo che è stata pubblicamente proposta dal Ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone. Una nuova misura anti scalone da quota 100 e una nuova misura di flessibilità in uscita.

Ma risolverebbe i problemi del sistema di cui da tempo si parla? A dire il vero quota 101 sembra una rivisitazione di quota 100, un appena più penalizzante in termini di requisiti di uscita dal mondo del lavoro, ma tutte le problematiche del sistema potrebbero restare intatte, così come la legge Fornero, che tutti vorrebbero superare ma che forse, nemmeno quota 101 riuscirebbe a scalfire.

L’unico effetto di quota 101 è la riduzione dello scalone post quota 100

Oggi con quota 100 si esce dal lavoro una volta raggiunti i 38 anni di contributi ed una volta raggiunti i 62 anni di età. Una misura che manda in pensione le persone con la somma di età e contributi, alla stregua delle vecchie misure a quota che però erano basate anche sulle frazioni di anno. Con quota 100 non è possibile per esempio, andare in pensione con 61 anni ed 8 mesi di età e 38 anni e 4 mesi di contributi, o al contrario, con 62 anni e 4 mesi di età e 37 anni e 8 mesi di contributi. In entrambi i casi occorre aspettare 4 mesi per completare i 62 anni come età o lavorare altri 4 mesi per raggiungere i 38 anni di contributi necessari.

Con quota 101, il meccanismo dovrebbe essere identico, soltanto che si andrà in pensione con 63 anni di età e 38 di contributi o con 62 anni di età e 39 di contributi. Con la prima ipotesi che appare più probabile, perché anche dalla Ue spingono per innalzare l’età pensionabile per una misura, la quota 100, che già prevede un discretamente alto numero di anni di contribuzione. Se quota 101 è una misura che viene varata solo per evitare lo scalone di 5 anni di quota 100, il risultato, potrebbe essere raggiunto, e sarebbe l’unico risultato della nuova misura. Infatti per chi completa i requisiti di quota 100 nel 2022, a misura cessata, senza la quota 101 si dovrà subire uno scalone di 5 anni perché rispetto a quelli usciti con quota 100 fino al 31 dicembre 2021, si dovrà ripiegare sulle misure classiche della legge Fornero, a 67 anni di età per la pensione di vecchiaia e con 42 anni e 10 mesi per la anticipata.

Donne, precoci e precari sempre penalizzati

Ma la legge Fornero verrebbe superata dalla quota 101 flessibile? la risposta non può che essere un secco no. Infatti, per quanto già ampiamente detto, quota 101 appare un restyling di quota 100, con un anno in più di attesa o come età o come lavoro. Nulla cambierebbe per le donne per esempio. Infatti si parla sempre di agevolare le uscite per le lavoratrici che non riescono a racimolare congrui periodi di contribuzione perché spesso sacrificano le carriere per dedicarsi alla cura della famiglia e dei figli.

Con quota 101 gli anni di contributi minimi necessari resterebbero, nella migliore delle ipotesi, 38 anni, se non addirittura 39. E resterebbero penalizzate le donne. Ed un discorso identico vale per chi è alle prese con carriere discontinue, i cosiddetti precari, anche essi, alle prese con le difficoltà a trovare periodi di contribuzione lunghi. Per tutti questi, le porte della pensione si aprivano, si aprono e si aprirebbero sempre a 67 anni di età, come prevede la normale pensione di vecchiaia.

I penalizzati resterebbero anche i precoci, perché anche in questo caso nella migliore delle ipotesi, l’età minima di uscita resta a 62 anni se non addirittura a 63. Molti precoci, che sono quelli che auspicherebbero una misura come quota 41 per tutti, si trovano ad aver raggiunto già i 38 o 39 anni di contributi versati, ma ad una età piuttosto giovane, lontana comunque dai 62 anni di quota 100 o ancora di più da una ipotetica quota 101 a 63 anni di età.