Pensioni: ecco perché nel 2021 saranno più basse

Pensioni: ecco perché nel 2021 saranno più basse

Scendono gli assegni previdenziali nel 2021 rispetto al 2020, ecco i motivi di questo calo.

Calano le pensioni per i lavoratori che usciranno dal lavoro nel 2021 rispetto ai colleghi che sono usciti entro la fine di gennaio. Un calo fisiologico questo che dipende dalla struttura del sistema previdenziale italiano, che basa il calcolo della prestazione previdenziale sui coefficienti di trasformazione. Ed è proprio il fatto che vengono rivisti in negativo questi coefficienti di trasformazione a produrre il calo degli assegni previdenziali.

Calano le pensioni, tutti i perché

Quando si va a calcolare una prestazione previdenziale per un lavoratore che richiede la pensione, il montante dei contributi viene rivalutato in base a dei coefficienti di trasformazione. E questi coefficienti sono tanto meno favorevoli quanto prima si va in pensione come età. Ma non è questo che produrrà il calo delle prestazioni pensionistiche.

Da gennaio 2021 a parità di contributi e di carriera lavorativa, chi uscirà dal lavoro perderà qualcosa in termini di assegno rispetto a chi è invece è riuscito ad uscire dal lavoro nel 2019. I coefficienti di trasformazione dei contributi previdenziali in pensione infatti sono stati rivisti in negativo. Un adeguamento previsto ma i cui calcoli sono eloquenti per quanto riguarda l’impatto in negativo che avranno sugli assegni pensionistici. Lo ha confermato uno studio della UIL.

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Ecco le cifre di cosa si perderà

Gli effetti dei nuovi coefficienti sono stati oggetto di uno studio della UIL e gli esiti di questo studio, come si legge dalle pagine della Gazzetta di Sicilia, li ha spiegati il segretario del sindacato, Domenico Proietti.

«L’attuale meccanismo è penalizzante per i lavoratori e disincentiva la permanenza al lavoro, in netta contrapposizione con il principio alla base del sistema contributivo. Rimandando, infatti, l’accesso alla pensione si incorre nel pericolo di vedere il proprio montante contributivo calcolato con coefficienti più sfavorevoli», questo il commento piuttosto eloquente di Proietti.

Ma la posizione di Proietti per la UIL, non è tanto distante da quella del segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga che apre ad un confronto con il governo sui coefficienti di trasformazione dei contributi in pensioni.

«La revisione automatica dei coefficienti per il calcolo delle pensioni con il sistema contributivo dovrebbe essere rivista e diventare oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali, come prevedeva all’origine la legge Dini del 1995», così si è espresso Ganga.

I calcoli sulla pensione, come si legge sul sito prima citato non sono contestabili. Infatti, chi andrà in pensione nel 2021, con 67 anni di età e quindi con la pensione di vecchiaia, a parità di contributi versati con un collega che è uscito nel 2020, riceverà una pensione più bassa di circa 10 euro al mese se l’assegno spettante è pari a 2.000 euro lordi al mese. Non poco se si estende l’effetto della penalizzazione all’anno intero con una perdita di circa 136 euro annui. Leggi anche: Pensioni anticipate, allo studio quota 102 dai 64 anni per superare la legge Fornero