Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

28
Lug

Pensioni: ecco perché il Sud dissangua il Nord, lo spiega uno studio previdenziale

L’esperto previdenziale Alberto Brambilla pubblica i numeri sui bilanci previdenziali di Nord, Centro e Sud Italia

Uno dei massimi esperti previdenziali italiani è senza dubbio Alberto Brambilla. Il suo nome è comparso anche durante la campagna elettorale del marzo 2018 che ha portato al governo Lega e Movimento 5 Stelle. Fino a pochi mesi fa veniva considerato soggetto vicino alla Lega per la quale si dice abbia approntato i programmi elettorali dal punto di vista previdenziale.

Professore universitario, presidente e fondatore del «Centro Studi Itinerari Previdenziali» e come detto, esperto in materia pensioni, Brambilla ha rilasciato una interessante intervista su Libero Quotidiano in cui dice che il Sud dissangua il Nord in materia di spesa previdenziale.

I numeri del professore

Con la nascita del governo pentastellato il professor Brambilla sembra aver preso le distanze anche dalla Lega. Numerose le critiche che Brambilla ha mosso negli ultimi mesi all’operato dell’esecutivo, anche sulla quota 100 evidenziando le controindicazioni della misura. Degne di nota anche le critiche al taglio delle pensioni d’oro o alla manomissione dell’indicizzazione delle pensioni al tasso di inflazione per il prossimo triennio. Brambilla col suo Centri Studi ha prodotto l’analisi del bilancio previdenziale per ogni singola Regione. Una analisi presa da lontano, dal 1980 al 2015, cioè dal primo all’ultimo anno in cui i dati sono oramai consolidati e certificati. Ben 36 anni di numeri, statistiche e dati che mettono in evidenza il fatto che il differenziale tra aree geografiche italiane è rimasto pressoché immutato dal 1980 ad oggi.

Il Nord traina

Il primo dato che balza agli occhi tra quelli di cui parla Brambilla è quello dei versamenti di contributi all’Inps. Sotto questo aspetto, dal Sud, cioè dalle 8 Regioni del Mezzogiorno arriva all’Inps solo il 16,5% circa del totale nazionale di contributi previdenziali che l’istituto incassa dai lavoratori. Le 4 Regioni del Centro invece impattano sul dato nazionale per il 20%, mentre 8 Regioni del Nord incidono oltre il 63%. Le entrate dell’Inps quindi sono sbilanciate fortemente al Nord. Per quanto riguarda le uscite i dati sono altrettanto importanti.

Meno del 56% è ciò che l’Inps spende per pagare le pensioni nel Nord, più o meno il 20% è quello che spende per il Centro ed oltre il 24% è cioè che si spende per il Sud. In definitiva, l’Inps al Nord spende meno di quello che incassa, cioè sono più i contributi previdenziali incassati che le pensioni pagate. Al Centro il dato è in equilibrio, con il 20% per entrambe le voci mentre al Sud l’Inps manda più soldi di quelli che riceve. Inoltre, in base alla popolazione, ogni cittadino del Settentrione paga in media più di 3.000 euro annui di contributi. Al Centro se ne versano poco più di 2.200 mentre al Sud poco più di 1.000 euro. Dati che evidenziano le differenze tra Nord, Centro e Sud Italia in maniera piuttosto marcata.