Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni, ecco le uscite anticipate disponibili in attesa della riforma successiva alla quota 100

Il governo verso una nuova riforma delle pensioni, ma la vera flessibilità arriverà solo dopo il 2022. Il quadro delle misure di uscita anticipata che è possibile cogliere attualmente, dall’APE sociale all’opzione donna.

Con la convocazione dei sindacati il prossimo 14 ottobre 2020 il governo ha fissato il nuovo passaggio di discussione riguardante la riforma delle pensioni, già avviata negli scorsi mesi e successivamente andata in stallo per via dell’emergenza Coronavirus. L’ultima nota ufficiale del Ministero del Lavoro prepara quindi il tavolo negoziale che dovrà confermare ulteriormente come impostare i provvedimenti più urgenti da inserire all’interno della legge di bilancio 2021, ma soprattutto che dovrà decidere su quali basi si potrà avviare una nuova flessibilità previdenziale dopo il termine della quota 100.

Proprio quest’ultimo sarà il tema chiave dell’appuntamento, visto che nelle precedenti occasioni si è delineato il rinnovo dell’APE sociale e dell’opzione donna. Il tema chiave sarà l’avvio di un meccanismo agevolato di uscita in grado di tutelare in particolar modo coloro che vivono situazioni di disagio, mentre per tutti gli altri lavoratori potrebbe concretizzarsi un meccanismo utile a evitare lo scalone tra quota 100 e criteri ordinari della legge Fornero.

In particolare, si pensa a una misura generalizzata dai 63 o 64 anni di età e con almeno 37 o 38 anni di contribuzione, con una piccola penalizzazione sull’importo dell’assegno (fissata attorno al 2,5% - 3% l’anno). Anche in vista di un possibile meccanismo peggiorativo, per molti lavoratori diventa quindi importante verificare quali sono le opzioni di uscita utilizzabili prima della nuova riforma.

Pensioni anticipate e Legge di bilancio 2021: verso proroga di APE sociale e Opzione Donna

Stante la situazione appena evidenziata, appare sempre più probabile che con la nuova legge di bilancio si possa concretizzare la proroga dell’APE sociale fino al 2021, mentre dal 2022 la fruizione della misura potrebbe non essere più possibile. Se questa impostazione fosse confermata, il prossimo anno sarà l’ultimo di maturazione nel quale i lavoratori potrebbero avvalersene.

L’opzione di accesso anticipato alla pensione consente l’ingresso nell’Inps con almeno 63 anni di età e 30-36 anni di versamenti, in base alla specifica situazione di disagio vissuta dal lavoratore: disoccupazione, disabilità, attività di caregivers o svolgimento di attività usuranti. In quest’ultimo caso si pensa però alla possibile estensione della misura in favore di coloro che risultano a rischio di salute per via di Covid-19.

L’opzione donna consente invece l’uscita anticipata dal lavoro a partire dai 58 anni (59 anni per le autonome) e con almeno 35 anni di versamenti, accettando però il ricalcolo contributivo puro. Quest’ultimo può comportare una penalizzazione a doppia cifra percentuale sul valore del futuro assegno. Oltre a ciò, è da considerare la presenza di una finestra mobile di attesa che prende forma dalla maturazione dei requisiti e che dura 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

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Le altre opzioni disponibili per ottenere la pensione anticipata in base ai versamenti

Tra le altre opzioni disponibili per ottenere la pensione anticipata c’è anche la quota 41, dedicata ai lavoratori precoci che hanno maturato almeno un anno di versamenti prima del compimento del 19mo anno d’età e che rientrano nelle precedenti situazioni di disagio già delineate per l’APE sociale. Con questa opzione è sufficiente maturare 41 anni di versamenti presso l’Inps insieme ai requisiti appena evidenziati.

L’estensione della quota 41 verso tutti i lavoratori è un’altra delle opzioni discusse per l’allargamento della flessibilità previdenziale, ma resta un percorso difficile per via dei costi che sarebbe necessario sostenere per realizzare il provvedimento. Diversamente, la pensione anticipata prevista dalla legge Fornero richiede il raggiungimento di almeno 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e di un anno in meno per le donne. In questo caso non viene però richiesto alcun ulteriore requisito utile alla maturazione dell’assegno.

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