Autore: Stefano Calicchio

Pensione - pensione di reversibilità - INPS

Pensioni, ecco i nuovi dati Inps: più di 5 milioni di pensionati hanno assegni inferiori a 1000 euro

Gli ultimi dati in arrivo dall’Inps sulle pensioni mettono in evidenza la precarietà di molti anziani con assegni bassi: al Sud Italia il 14,8% percepisce meno di 500 euro al mese.

L’agognata pensione per molti lavoratori è un traguardo da raggiungere, ma milioni di persone che hanno già avuto accesso al beneficio previdenziale si trovano a confrontarsi con le inevitabili difficoltà derivanti da assegni di importo medio basso. È quanto emerge dalle ultime indicazioni contenute all’interno del XIX rapporto annuale dell’ente pubblico di previdenza, all’interno del quale sono indicate le statiche relative alla composizione degli assegni.

Ma procediamo con ordine. Attualmente i pensionati in Italia sono poco più di 16 milioni, mentre la media generale degli importi erogati dall’ente pubblico di previdenza corrisponde a 1563 euro. Su questo dato, è da segnalare la presenza di una importante differenza di genere, visto che le donne si fermano mediamente a 1336 euro mentre gli uomini percepiscono in media un assegno da 1864 euro.

Fatta questa premessa generale, la distribuzione degli importi effettivi degli assegni indica però che sono in molti a doversi accontentare di un importo medio basso per far fronte alle proprie esigenze in età avanzata.

Pensioni, sono più di 5 milioni coloro che hanno un assegno al di sotto delle 1000 euro

Se il dato medio generale può sembrare confortante, molte famiglie di pensionati si trovano però a dover fare fronte nella propria quotidianità a una situazione difficile. Secondo i dati forniti dall’Inps, il 21% degli assegni pensionistici risulta compreso tra le 1000 e le 1500 euro al mese, mentre solo il 45% dei pensionati può contare su una rendita mensile superiore alle 1500 euro. In questo contesto, appena l’8% degli assegni risulta superiore alle 3000 euro.

Rispetto alla tipologia di assegno, a partire dal 1992 il 60% riguarda pensioni di vecchiaia e anzianità, mentre il 32% degli assegni è riferibile alle pensioni destinate ai superstiti. Un altro 8% è invece legato a pensioni di invalidità. Nel 1992 gli uomini andavano mediamente in pensione di anzianità con 55,2 anni di età e le donne con 52,4 anni, mentre lo scorso anno l’età di accesso alla pensione è stata di 62,7 anni per gli uomini e di 62,3 per le donne. La pensione di vecchiaia nel 1992 si raggiungeva invece attorno ai 59,8 anni (57,3 anni per le donne), mentre attualmente il dato generale è fissato a 67,3 anni.

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In sud Italia si registrano pensioni sotto le 500 euro al mese nel 14,8% dei casi

Dal punto di vista geografico, anche la regione di residenza sembra avere un forte impatto sui redditi pensionistici erogati dall’ente pubblico di previdenza. Il sud Italia si trova infatti a confrontarsi con il 14,8% dei residenti con redditi sotto i 500 euro, mentre lo stesso dato cala al 10% in centro Italia e al 7,5% nel nord Italia.

La differenza si accentua ancora di più se si prendono in considerazione i redditi che vanno dalle 500 alle 1000 euro al mese: nel meridione c’è una differenza di circa il 3% rispetto il centro e del 7% rispetto al nord Italia. Un dato che è strettamente connesso con la storia contributiva dei lavoratori e che rende evidente gli effetti delle differenze occupazionali anche durante la vecchiaia.

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