Autore: B.A

Pensioni, ecco cosa potrebbe accadere dopo il Coronavirus: il punto su flessibilità, quota 100 e nuova quattordicesima

Come saranno le pensioni una volta terminata l’emergenza sanitaria? Ecco alcune proposte che dovranno essere trattate al tavolo del governo

Le pensioni sono diventate argomento marginale di questi tempi, con la politica, i partiti, il governo e tutta l’opinione pubblica spostata sul coronavirus e sulle conseguenze, sanitarie ed economiche della pandemia. Di pensioni non se ne parla quasi più, e quel quasi potrebbe essere una pessima notizia per gli italiani. Infatti nelle ultime settimane, quando si è parlato di pensioni, lo si è fatto collegandole ad un ipotetico nuovo sacrificio richiesto agli italiani pensionati.

Un contributo di solidarietà da imporre a pensioni sopra i 1.500 euro al mese per recuperare risorse per l’emergenza economica post Covid-19. E di riforma delle pensioni, di flessibilità, di quota 100, quota 102 e così via, adesso pochi ne parlano. Ma resta sempre in piedi l’idea di riformare il sistema, ancora oggi troppo legato ai pesanti limiti di età e di anni di lavoro previsti dalla tanto discussa riforma Fornero.

Sicuramente l’emergenza coronavirus erode risorse ingenti in termini di denaro pubblico, con il governo che sta spendendo tutto, compreso il discostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento pochi giorni fa, per ridare ossigeno a famiglie, imprese e lavoratori vessati dal virus. Ma che scenari si prospettano per il post coronavirus in materia pensioni? Vediamo di fare il punto della situazione, con gli interventi e le proposte che sono ancora sul tavolo del governo e che prima o poi andranno trattate.

Come potrebbero cambiare le pensioni dopo il coronavirus?

Una preoccupazione comune a molti italiani vicini alla pensione è quella di non poter sfruttare quelle poche misure di pensionamento anticipato oggi esistenti. La paura che di colpo scompaia quota 100 piuttosto che l’Ape sociale è comune a molti. Che l’emergenza sanitaria ed economica di queste settimane, potrebbe intaccare misure di pensionamento anticipato come quelle prima citate, non è un esercizio troppo azzardato.

Ad inizio anno si era entrati nel vivo della trattativa tra governo e sindacati per riformare il sistema previdenziale nostrano. La quota 100, quella tanto discussa misura che molti collegano alla Lega, per il solo fatto che è nata durante il governo giallo-verde, potrebbe diventare merce sacrificale di fronte all’emergenza di oggi. Secondo le stime, l’80% dei potenziali neo pensionati con la quota 100, avrà almeno il 65% della pensione calcolata con il metodo contributivo.

Questo significa che la pensione percepita sarà di parecchio inferiore a quella che percepiscono soggetti con assegno calcolato interamente o più pesantemente, con il metodo retributivo. Inoltre c’è da fare i conti con gli anni di anticipo, perché per chi uscirà con 5 anni di anticipo, ci sarà da rinunciare al 10% dell’assegno spettante se si aspettasse la pensione di vecchiaia Fornero.

Flessibilità

Per quanto riguarda la flessibilità il governo con le parti sociali, stavano lavorando ad una misura tipo quota 102, una specie di quota 100 che anziché far uscire le persone a 62 anni, le avrebbe pensionate a 64. Se su quota 100 l’emergenza per la pandemia potrebbe essere un elemento negativo, non è così per la flessibilità in uscita. Il virus ha avuto e continua ad avere effetti più pesanti per la salute delle persone più anziane.

Per questo, ipotizzare che si vada verso il dare la possibilità a lavoratori sopra i 63 o 64 anni, di non tornare al lavoro, agevolandone l’uscita per la pensione, è ipotesi attuale. Portare al lavoro ultrasessantenni, con la pericolosità che il coronavirus ha su molte di queste persone, non sembra una cosa furba e probabilmente parti sociali, governo e associazioni dei datori di lavoro, iniziano a pensarci.

Ed il virus, o meglio, ciò che il virus causerà alla nostra economia, con una recessione che si ipotizza, senza precedenti, potrebbe essere un fattore che determinerà l’aumento di molte pensioni minime. Un intervento caldeggiato dai sindacati per esempio, è l’estensione della quattordicesima a pensioni fino a 1.500 euro (oggi è fino a 1.000 euro). Un intervento di questo tipo, servirebbe a dare più reddito ai pensionati e sostenere i consumi in un drammatico periodo di recessione.