Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: ecco come diventeranno validi i periodi non lavorati per uscire dal lavoro

Una novità della legge di Bilancio potrebbe dare un netto vantaggio a chi svolge lavori su part-time verticale e ciclico

Una grande e forse poco pubblicizzata novità potrebbe fare capolino nella legge di Bilancio che presto il governo ultimerà per farla entrare in vigore a partire da gennaio 2021. Nella bozza della legge di Bilancio, che continua ad essere cambiata e corretta, c’è un provvedimento che se davvero sarà nel testo definitivo, potrebbe diventare importante per alcuni lavoratori nel momento in cui devono andare in pensione.

Una novità che riguarda i periodi non lavorati da lavoratori che prestano attività solo in determinate giornate lavorative. Parliamo dei lavoratori part-time, o meglio dei lavoratori in regime di part-time verticale o misto.

Anche i lavoratori in part-time verticale trattati come gli altri

Con la novità di cui ci accingiamo a parlare, il sistema previdenziale vedrebbe chiudersi una falla, una autentica anomalia che riguarda quanti svolgono la loro attività lavorativa solo in determinati giorni della settimana. Non sono pochi infatti i lavoratori in regime di lavoro part time verticale e misto per i quali oggi non è prevista l’utilità ai fini pensionistici, di quelle giornate di inattività tipiche di questo particolare regime di lavoro dipendente.

La novità del momento e di cui si potrebbe parlare nel testo della nuova manovra finanziaria, è che forse anche questi lavoratori potranno beneficiare del riconoscimento delle giornate non lavorate ai fini della loro pensione.

Si riempirebbe un vuoto sia normativo che soprattutto contributivo per loro, che sono tra i lavoratori cosiddetti discontinui, che sono gravemente penalizzati dalle regole previdenziali oggi in vigore che prevedono montanti contributivi di molti anni di carriera.

Cosa potrebbe cambiare con la legge di Bilancio 2021 per le pensioni

Per i lavoratori in regime di part-time verticale sarebbe un buon colpo quello dello sdoganamento ai fini pensionistici di questi periodi di non lavoro. I periodi in cui i lavoratori con part time ciclico non svolgono l’attività, oggi non utili alla quiescenza, potrebbero diventare di colpo buoni.

In altri termini, i part-time verticali sarebbero equiparati ai part-time orizzontali. I primi sono quelli che svolgono attività solo in determinate giornate della settimana o del mese di lavoro, mentre i secondi sono quelli che svolgono attività tutti i giorni, ma solo in determinate ore e al di sotto delle ore che segnano la giornata di lavoro piena.

Fino ad oggi infatti, per i lavoratori part-time orizzontale, tutte le giornate di lavoro, anche se a orario ridotto, sono utili per il diritto e per la misura delle pensioni. Questi lavoratori in pratica, possono far valere tutte le 52 settimane di lavoro in un anno, mentre i lavoratori in part-time ciclico no. Naturalmente anche per i part-time orizzontali vige sempre l’obbligo di raggiungere la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi, ma la disparità di trattamento era evidente.

Va ricordato che per retribuzione minima ai fini delle 52 settimane di contribuzione piena, in base ai valori 2020, si intende una retribuzione minima fino a 10.724 euro annui, ovvero una retribuzione settimanale pari a 206,23 euro.

La retribuzione minima per l’accredito di un intero anno di contribuzione infatti è pari al 40% del trattamento minimo vigente. E così, se anche i lavoratori part-time orizzontali rispetteranno la soglia della retribuzione minima, potranno ottenere una annualità di contribuzioni utile alla pensione.