Pensioni e richiesta certificazione del diritto: si perdono mesi di pensione se presentata in ritardo

Pensioni e richiesta certificazione del diritto: si perdono mesi di pensione se presentata in ritardo

Quando si presenta la domanda di certificazione del diritto alla pensione in ritardo, si perdono mesi di pensione.

La domanda di certificazione del diritto alla pensione e poi la domanda di pensione, non sono poche le misure che prevedono questo doppio adempimento burocratico per poter ottenere la pensione.

Specie alcune misure in deroga alle uscite previste con la riforma Fornero, prevedono per il lavoratore, la necessità di farsi prima certificare il diritto alla pensione da parte dell’Inps e poi di presentare al domanda di pensione.

E spesso la richiesta di certificazione del diritto va presentata con diversi mesi di anticipo, anche un anno prima. Se un lavoratore non adempie per tempo, si perdono mesi di pensione. Ecco tutti i perché e quanto si perde effettivamente.

Pensione usuranti? L’Inps allontana la pensione se non si seguono rigide regole

Un tipico esempio è la pensione in regime lavoro usurante o notturno per esempio. La misura si rivolge a chi svolge attività di lavoro piuttosto pesanti e logoranti.

Minatori, autisti di mezzi di trasporto pubblico per esempio, sono tra quelli che possono sfruttare una misura che permette, almeno stando a ciò che dicono all’Inps, una uscita anticipata con 61 anni e 7 mesi di età e 35 di contributi con contestuale chiusura di quota 97,6.

Lo stesso vale per chi svolge lavoro notturno per tutta o per parte della giornata, anche se la quota e quindi l’età di uscita sale in base al numero di notti di lavoro effettuate nell’anno solare.

La pensione in regime usuranti è un tipico esempio di misura che prevede un adempimento propedeutico alla presentazione della domanda di pensione. Infatti occorre prima di tutto farsi certificare il diritto alla pensione da parte dell’Inps.

E si fa tramite istanza prima di presentare la vera e propria domanda di pensione e prima di dare le dimissioni, perché serve anche questo per poter andare in pensione.

Ciò che molti non sanno e che scoprono solo quando devono andare in pensione e credono di uscire in un determinato mese dell’anno salvo poi rendersi conto che occorre attendere altri mesi, è che la data di presentazione della richiesta di certificazione del diritto alla pensione deve essere notevolmente anticipata.

Pare una assurdità tipicamente italiana, perché come vedremo proprio per gli usuranti, la domanda di certificazione del diritto deve essere presentata in alcuni casi anche più di un anno prima.

E così che per via di questa normativa alquanto discutibile, un lavoratore che matura i requisiti per uscire dal lavoro in un determinato mese, deve aspettare che passi quella che a tutti gli effetti appare una punizione da parte dell’Inps, con l’interessato che perde mesi di pensione.

Chi non ha fatto tutto entro il primo maggio cosa perde?

Un tipico esempio per capire a cosa si va incontro ritardando la presentazione delle domande di certificazione del diritto allo scivolo per usuranti è quello che può essere capitato a chi centrerà i requisiti nel 2022. Le domande di certificazione del diritto alla pensione infatti andavano presentate entro il primo maggio 2021, quello appena trascorso.

In pratica, per chi tra il primo gennaio 2022 ed il 31 dicembre 2022 completerà almeno 61 anni e 7 mesi di età insieme a 35 anni di contributi versati e alla contestuale quota 97,6, avrebbe dovuto presentare domanda entro lo scorso primo maggio.

Si, anche chi completa i requisiti a dicembre 2022, avrebbe dovuto presentare istanza di certificazione 19 mesi prima. Per le istanze presentate oltre la scadenza ed in presenza dei requisiti richiesti, ciò che cambia è la decorrenza.

Presentare istanza a partire dal due maggio ed entro il primo giugno, cioè con 30 o meno giorni di ritardo, da spostare la decorrenza di un mese. Se invece il ritardo è superiore al mese ed entro il terzo mese dalla scadenza originaria del primo maggio, la decorrenza si sposta di due mesi. Decorrenza ritardata che diventa di 3 mesi per ritardi superiori ai 90 giorni.