Autore: B.A

Pensione - Crisi economica - Reddito di cittadinanza

Pensioni e reddito di cittadinanza a rischio? Queste le cose che in Europa non piacciono

Ridimensionare, cancellare o ritoccare le misure che la UE ha messo nel mirino per concedere all’Italia gli aiuti del Recovery Fund, c’è chi la pensa così.

Qualcuno lo può considerare un allarmismo eccessivo, una teoria figlia dei sovranisti e degli anti europeisti, ma che alla base degli oltre 200 miliardi di aiuti europei destinati all’Italia, in parte a fondo perduto ed in parte in prestito, e tutti come debito comune con i 27 Stati Membri, ci sia qualche condizionalità, è evidente.

Adesso il governo ha un compito arduo, cioè riuscire a spendere tutti questi soldi e farlo in modo tale che all’Europa piaccia davvero. Devono essere introdotte misure, riforme e provvedimenti che devono piacere alla generalità degli Stati Membri, anche a quei Paesi che hanno osteggiato il soprattutto per via del fatto che la maggior parte dei fondi finivano all’Italia.

E non bisogna essere sovranisti per capire che il governo adesso sarà chiamato a contenere il debito pubblico. E quali sono le misure che alla UE non piacciono dell’Italia? Sicuramente reddito di cittadinanza e Quota 100. Che queste misure possano adesso essere ritoccate non c’è alcuna ufficialità e nemmeno alcun discorso in atto. Resta il fatto che se si parla di riduzione del debito pubblico, quali migliori misure da ritoccare se non quota 100 e reddito di cittadinanza?

Pensioni e reddito di cittadinanza a rischio adesso

Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, “Il Giornale” con un articolo sottolinea come le pensioni e il reddito di cittadinanza, piaccia o no ai cittadini, sono finite nel mirino della UE. Parlare di Troika come per la Grecia, di commissariamento dell’Italia o di UE che mette mano alle cose che dovrebbero riguardare solo l’Italia e il suo governo adesso è prematuro.

Ma qualcosa gioco forza dovrà fare l’esecutivo Conte a cui adesso si chiede di riuscire a sfruttare tutta la montagna di euro che la UE ha assegnato all’Italia, facendo i compiti per bene, usandoli senza “offendere” Paesi che da sempre ci reputano evasori, cattivi pagatori e con troppi risparmi da parte. Il valore del Recovery Fund è di 750 miliardi, di cui 390 di sussidi e 360 in prestiti. Soldi da distribuire tra i vari Paesi dell’Eurozona e da reperire tramite gli Eurobond, con la fetta più grossa pari a 80 miliardi di fondo perduto e 120 di prestiti, che spettano alla nostra Nazione.

Cosa dovrà dare in cambio l’Italia secondo il Giornale

Il Recovery Fund inizierà a destinare risorse soltanto tra il secondo trimestre del 2021 e tutto il 2023. La parte in prestito dovrà essere rimborsata a partire dal 2027 e, per quella data, i 27 membri dovranno trovare un accordo per consentire al bilancio comunitario di poter contare su nuove entrate. Queste le date del programma Recovery Fund e queste le prime condizioni. Già in vista della prossima manovra finanziaria, quella che il nostro esecutivo dovrà varare come prassi per ottobre, il lavoro del governo appare arduo.

Appare scontato che bisognerà fare una manovra da mandare a Bruxelles e che piaccia alla UE. Per esempio, appare impossibile presentare un piano che magari prevede un potenziamento del reddito di cittadinanza o addirittura una quota 41 per tutti o una pensione flessibile a partire dai 62 anni come i sindacati propongono da tempo. Piuttosto bisogna fare i virtuosi, magari cancellando o ridimensionando la Quota 100. Il meccanismo di uscita anticipata a 62 anni di età e 38 di contributi è considerato molto male oltre che dai Paesi frugali come Olanda e Austria, anche da Germania e Francia.

I tecnici del Mef, come sottolinea «Il Giornale», starebbero già al lavoro su alcune ipotesi. Si ragiona su una età di accesso alla pensione fissata a 64 anni oppure su altre soluzioni, come Quota 102 o la possibilità di un’età minima a 64 anni senza i 38 di contributi, con calcolo dell’assegno contributivo. Sul reddito di cittadinanza invece, l’Europa ha più volte sollecitato i vari governi ad adottare misure per contrastare la povertà, ma il sussidio italiano tanto caro al Movimento 5 Stelle è risultato a dir poco sbilanciato in favore dell’assistenzialismo.