Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni e previdenza integrativa: con il Covid-19 rallentano i versamenti, ma l’assegno di scorta è fondamentale

Nonostante la pandemia i fondi pensione rendono mediamente il 3%, ma i versamenti rallentano per via della crisi economica. Ecco i dati Covip sull’andamento del comparto nel 2020.

Pensioni di scorta sempre più fondamentali, ma la pandemia ha rallentato i versamenti. Nonostante ciò, il rendimento medio resta positivo e si assesta a quasi il doppio di quello offerto dal TFR. È la fotografia scattata nell’ultima analisi diffusa dalla Covip in merito all’andamento del comparto. Le difficoltà dovute alla crisi economica e sanitaria si sono fatte sentire, ma sempre più persone sono consapevoli che una pensione di scorta resta il principale strumento per difendere il proprio tenore di vita in età avanzata.

Pensioni pubbliche più povere, gli iscritti ai fondi integrativi salgono a 9,35 milioni di persone

Con il passare degli anni il peso del ricalcolo contributivo comincia a essere prevalente rispetto a quello retributivo o misto. L’importo delle pensioni ordinarie erogate dall’Inps è quindi destinato a scendere, un fenomeno che già oggi è possibile riscontrare nelle statistiche degli assegni erogati dall’ente pubblico di previdenza. Il calcolo contributivo puro punta a restituire ai lavoratori quanto accantonato rispetto ai propri versamenti, ma la falla del sistema è quella di un assegno che nei prossimi anni potrebbe arrivare a ridursi fino al 60% - 70% dell’ultimo stipendio.

Uno scenario che preoccupa i lavoratori e che ha portato a una costante crescita delle adesioni alla previdenza integrativa. Al termine del 2020, le nuove iscrizioni hanno registrato comunque un +2,6% rispetto al 2019, mentre complessivamente risultano aderenti al comparto previdenziale privato circa 9,35 milioni di persone.

Pensioni integrative, rendimenti superiori al 3% nell’anno della pandemia da coronavirus

Al fianco delle considerazioni appena evidenziate, vi è da sottolineare che i rendimenti registrati dai fondi pensione nell’anno della crisi pandemica restano comunque positivi. I fondi negoziali e quelli aperti hanno acquisito mediamente il +3,1%, mentre i Pip (Piani pensionistici individuali) hanno maturato il 2,9%.

Il dato appare importante soprattutto se confrontato con la rivalutazione del TFR. Chi ha scelto di mantenere il trattamento di fine rapporto in azienda si è infatti dovuto accontentare di una rivalutazione dimezzata, corrispondente all’1,8%.

Il trend dei contributi versati ai fondi pensione in rallentamento

Nonostante lo scenario complessivamente positivo, l’effetto della pandemia da coronavirus si è fatto sentire in particolare sul trend dei contributi. Quest’ultimi sono cresciuti del 3%, contro una media dell’anno precedente superiore al 5%. Il calo è stato particolarmente marcato nel secondo trimestre del 2020, ovvero nel pieno della crisi pandemica. La questione non è di poco conto, se si considera che proprio dalla contribuzione deriverà la possibilità di colmare il gap tra ultimo stipendio e primo assegno previdenziale.

La differenza tra i diversi flussi annui resta comunque positiva, anche considerando l’aumento degli iscritti e quindi di coloro che effettuano versamenti presso il proprio fondo pensione. A livello contabile il sistema previdenziale privato registra un aumento di 350 milioni di euro di contributi. Il patrimonio complessivo dei fondi negoziali è cresciuto del 7,5% a 60,4 miliardi di euro, i fondi aperti hanno toccato i 25,4 miliardi mentre i Pip si fermano a 39,2 miliardi.