Autore: B.A

Pensione

Pensioni e contributi figurativi, quando sono utili e per cosa

I contributi figurativi rientrano nel calcolo della pensione e per il diritto alla stessa.

Molti lavoratori hanno una carriera lavorativa non continua, interrotta da periodi di inattività. Spesso in questi periodi intervengono le coperture degli ammortizzatori sociali, dalla disoccupazione indennizzata Inps, alla cassa integrazione, dalla malattia alla maternità nel caso della lavoratrici. E tali periodi a copertura di ammortizzatore sociale, sono a loro volta coperti dai contributi figurativi. In altri termini, oltre a ricevere sussidi e aiuti reddituali per il mancato lavori svolto, questi lavoratori hanno diritto anche a ricevere versamenti contributivi che possono servire nel momento in cui si va in pensione.

I contributi figurativi e il calcolo della pensione

I contributi figurativi sono una costante per lavoratori con carriere non omogenee e con attività lavorative frammentarie. Le carriere discontinue sono quelle con parecchi periodi in cui non figura il versamento dei contributi. In questa situazione si trovano soggetti alle prese con sospensioni lavorative del tutto indipendenti dalla propria volontà come nel caso di disoccupazione, della cassa integrazione, e così via.

I contributi figurativi in pratica sono contributi che confluiscono nel montante di un lavoratore, in maniera gratuita. Per questo non possono certo essere paragonati ai contributi effettivi da lavoro. Non per questo sono contributi che non valgono. Ogni lavoratore ed ogni carriera fa storia a sé e occorre verificare se i contributi figurativi valgono ai fini pensionistici e possono incrementare la storia contributiva del lavoratore.

"Salvo specifiche eccezioni, sono utili sia per il conseguimento del diritto alla pensione sia per il suo calcolo”, questa la definizione che il sito Inps da ai contributi figurativi. Nello specifico però, occorre dire che per la pensione di vecchiaia valgono meno i contributi in presenza di sospensione dell’attività lavorativa per disoccupazione o malattia. In questi casi, i contributi valgono solo per il calcolo, ma non per il computo.

Contributi figurativi facoltativi

Possono essere accreditati a domanda dell’interessato, perché contributi figurativi facoltativi, il servizio militare e periodi equiparati, il congedo per maternità e paternità ed il congedo parentale, le assenze per malattia del figlio, le assenze dal lavoro non retribuite per assistere, educare figli o portatori di handicap, le assenze retribuite per assistere i portatori di handicap, le assenze per malattia ed infortunio, le assenze per donazione di sangue o per donazione del midollo osseo, le assenze per aspettativa dovuta a cariche pubbliche o sindacali. L’accredito, in questo caso, ha natura facoltativa in quanto spetta all’interessato produrre richiesta all’Inps.

Limiti per i contributi figurativi

In altri termini, i contributi figurativi sono, una sorta di copertura fittizia, cioè non versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore, per periodi in cui si è verificata una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa e di conseguenza non c’è stato il versamento dei contributi obbligatori da parte del datore di lavoro o da parte del lavoratore.

I contributi figurativi quindi sono validi sia per il calcolo della pensione (ma in genere sono più bassi di quelli normali) che per il diritto, cioè per raggiungere i requisiti. Ma ci sono delle limitazioni, come per esempio, i lavoratori a favore dei quali non risulta accreditata alcuna contribuzione alla data del 31 dicembre 1992, ai soli fini del diritto alla pensione anticipata, i periodi di contribuzione figurativa computabili non possono superare complessivamente cinque anni.