Autore: B.A

Pensione

13
Gen

Pensioni: dopo il 2021, probabile inasprimento, ecco chi può salvarsi per anno di nascita

Pensioni, dopo il 2021, probabile inasprimento, sul Sole 24 Ore la guida alle anticipate in vigore.

Il sistema previdenziale italiano è in fermento, perché si cercano soluzioni normative da inserire per i prossimi anni, soprattutto per il 2022, anno in cui cesserà di esistere la quota 100. Tra le tante proposte e ipotesi in campo, la maggior parte prevedono inasprimenti dei requisiti di accesso. In altri termini, difficilmente si potrà uscire dal lavoro a 62 anni come prevede oggi la quota 100.

Nelle ultime settimane per esempio, le ipotesi più percorribili di misura che eviti lo scalone di quota 100 dal 2022 è quella dei 64 anni di età. Secondo un articolo del quotidiano «Il Sole 24 Ore» di oggi 13 gennaio, parte la corsa alle pensioni anticipate. L’assai probabile inasprimento dei requisiti per uscire dal lavoro spingono molti lavoratori a verificare le possibilità di uscita nel prossimo biennio, per evitare la pensione a 67 anni come previsto dalla riforma Fornero.

Corsa alle misure alternative alla pensione di vecchiaia

La riforma previdenziale prodotta dal governo Monti sul finire del 2011, ha pesantemente inasprito i requisiti di accesso alle pensioni. Gli effetti degli inasprimenti sono ben visibili oggi. Le pensioni di vecchiaia in base a quelle regole, sono arrivate a 67 anni di età con 20 di contributi. L’ultimo scatto è stato imposto dal 1° gennaio 2019, quando si passò da 66 anni e 7 mesi di età, agli odierni 67 anni.

Nel frattempo, le pensioni anticipate, che si chiamano così proprio per via della riforma Fornero (che ha cancellato dall’ordinamento le pensioni di anzianità), si centrano con 42 anni e 10 mesi di contribuzione versata per gli uomini ed un anno prima per le donne. Sono queste le misure che saranno certamente in vigore nel 2022 ed alle quali devono appoggiarsi i lavoratori che non troveranno più nel sistema la quota 100.

Tra l’altro, anche opzione donna e l’Ape sociale, misure che consentono il pensionamento anticipato a determinate e circoscritte categorie di lavoratori, potrebbero chiudere nei prossimi anni. Infatti le due misure sono state confermate per il 2020, ma scadranno il 31 dicembre prossimo. Il prossimo biennio offe ancora misure per anticipare la quiescenza e come anticipa il quotidiano, ci potrebbe essere una corsa all’uscita, per evitare i problemi che molti lavoratori ebbero quando entrò in vigore la riforma Fornero.

Quali sono le vie di uscita anticipate?

In base ai dati ufficiali Inps, sembra che la corsa alla pensione anticipata sia in discreto aumento rispetto agli anni passati. Le pensioni anticipate prodotte dalle varie misure vigenti, rispetto alle pensioni di vecchiaia, fino al 2018 andavano in pari. In pratica, ogni pensionamento di vecchiaia c’era un pensionamento anticipato. Nel 2019, probabilmente per via della quota 100, di opzione donna e dell’Ape sociale, il rapporto è cambiato, ed ogni 100 pensioni di vecchiaia liquidate, ne sono state liquidate 233 anticipate. L’ipotesi più probabile per il 2020 è che il trend salirà ancora, perché monta la paura di ciò che accadrà dopo la fine del 2021.

La conferma delle misure per il 2020, ed in alcuni casi anche per l’anno successivo (per esempio quota 100), potrebbe spronare i lavoratori ad optare per la fuoriuscita dal mondo del lavoro tra i 4 ed i 5 anni prima dei 67 anni. Una eventualità questa che riguarda principalmente chi è nato tra il 1957 ed il 1961, lavoratori che rientrano nel perimetro delle varie misure di pensione in anticipo oggi previste. Basti pensare alle donne, che nel 2020 potranno uscire con opzione donna a condizione di aver raggiunto entro la fine del 2019, 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 di contributi.

Si tratta quindi delle lavoratrici nate nel 1960 e nel 1961. Su opzione donna vige la cristallizzazione dei requisiti, pertanto, le lavoratrici che raggiungono i requisiti prima descritti, potranno sfruttare l’opzione anche per gli anni successivi. Una possibilità che non è sicuro venga concessa, a chi matura i requisiti quest’anno, perché la misura è stata prorogata solo fino alla fine del 2020, con i requisiti centrati nel 2019.

Anche l’Ape sociale è stato prolungato fino a fine 2020. Pensionamenti a partire dai 63 anni per invalidi, caregivers, disoccupati e lavoratori alle prese con attività gravose. Servono 30 anni per le prime tre categorie di beneficiari, mentre per i lavori gravosi sono necessari 36 anni. In questo caso quindi, già i nati nel 1957 potrebbero sfruttare l’uscita con 4 anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

Per i nati nel 1958 invece, per il prossimo biennio resta possibile uscire con quota 100, la tanto discussa misura varata dal primo governo Conte nel 2019. Servono oltre ai 62 anni di età compiuti, anche 38 anni di contribuzione versata. Per alcuni nati nel 1958 c’è anche lo scivolo per usuranti, che parte dai 61,7 anni di età, con 35 di contributi ma con contestuale completamento della quota 97,6 (lavori usuranti e notturni). Il requisito per le pensioni anticipate non è stato adeguato alle aspettative di vita per decisione presa dal governo giallo-verde lo scorso anno.

Sarà così fino al 2026. Pertanto, chi ha avuto la fortuna di lavorare e versare contributi per molti anni, potranno uscire senza limiti di età con 42 anni e 10 mesi di contributi (le donne un anno in meno), oppure con un anno di versamenti prima dei 19 anni di età, con quota 41. Per questa misura però, la platea dei potenziali aventi diritto è circoscritta alle stesse dell’Ape sociale, cioè disabili, caregivers, disoccupati e lavori gravosi.