Autore: Luigi Crescentini

Pensione

Pensioni dopo Quota 100: “Ipotesi di uscita a 64 anni con quota 102”

Quota 102 e ipotesi di uscita dal lavoro con 64 anni di età e 38 di contributi lavorativi.

Uno degli argomenti più ricorrenti di questi giorni, in ambito previdenziale, è la riforma pensioni: in particolare, le nuove opzioni che potrebbero arrivare alla fine dell’anno 2021 ovvero al termine di Quota 100. Al momento, il Governo sta cercando di studiare un piano che non crei il cosiddetto ’scalone’, quando cioé si passerà da Quota 100 ad un’altra forma (speriamo) di flessibilità pensionistica.

Riforma pensioni e opzioni al vaglio: Quota 102 e taglio degli assegni

Diverse sono le opzioni al vaglio: una di queste è Quota 102, un meccanismo che permetterebbe l’uscita dal lavoro a 64 anni con 38 anni di contributi lavorativi per un totale, per l’appunto, di 102. Non tanto diversa da quella attualmente in atto (62 anni di età e 38 di contributi) in quanto cambia solamente l’età pensionabile, 2 anni in più rispetto Quota 100, per accedere alla pensione.

Sicuramente, quella di Quota 102, è un’opzione preferibile rispetto all’ipotesi di ritornare al vecchio sistema inserito dalla Legge Fornero. Bisogna, però, puntualizzare che, molto probabilmente, con Quota 102 verrà operato un taglio degli assegni per la pensione anticipata, più precisamente, come viene accennato anche in un articolo su «corriere.it», verrà fatta una decurtazione del «2,8-3% del montante contributivo per ciascun anno necessario al raggiungimento dei requisiti di età previsti per la pensione di vecchiaia».

Opzione donna e Ape sociale

Per quanto riguarda opzione donna, da quanto è emerso nell’ultimo incontro con il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, verrà confermata la proroga per tutto il 2021. Ricordiamo che opzione donna è una misura che permette alle lavoratrici, sia dipendenti che autonome, di poter accedere alla pensione anticipatamente ovvero a 58 e 59 anni.

Si attendono modifiche anche per quanto riguarda l’Ape sociale. L’Ape sociale è una forma di pensionamento anticipato a costo zero a cui possono accedere solo specifiche categorie di lavoratori. A questo proposito i sindacati vorrebbero la riduzione degli anni di contribuzione da 36 a 30, in modo tale, da far rientrare anche quelle categorie di lavoratori, finora esclusi dall’Ape sociale, come ad esempio gli operai del settore edile.

Riforma pensioni e obiettivi del Governo

E’ chiaro che, al momento, sul tavolo del Governo, stanno passando diverse opzioni, ognuna delle quali viene accuratamente esaminata ai fini di applicare quella più adatta, al termine di Quota 100. I sindacati si sono mostrati aperti al confronto proponendo anche opzioni diverse rispetto a quelle di cui abbiamo sentito parlare fino ad ora, come ad esempio «la pensione contributiva di garanzia per i giovani» e «la pensione ad hoc» per le donne.

Come abbiamo già riferito, l’obiettivo del Governo è quello di non creare un grosso «scostamento» di bilancio al termine di Quota 100. Non solo: un altro obiettivo nel mirino dell’esecutivo sarebbe quello di creare un sistema pensionistico in grado di «reggersi da solo» entro il 2038.

Obiettivi sicuramente ancora ben lontani, se consideriamo l’attuale situazione pensionistica in termini di bilancio. Intanto, rimaniamo in attesa di conoscere i prossimi sviluppi in concomitanza dell’approvazione della Legge di Bilancio 2021 prevista per il mese di ottobre.