Autore: G.M

9
Set

Pensioni di vecchiaia: ecco quelle con 15 anni di contributi

Con la legge 335/95 e la legge 503/92 si può andare in quiescenza senza i 20 anni previsti

Si può andare in pensione senza i 20 anni di contributi non mi per chi ha già 67 anni? Una domanda che probabilmente molti si pongono, soprattutto chi è nelle condizione di aver avuto carriere lavoratori contrassegnate dalla discontinuità. Come si sa il sistema previdenziale da tempo ha inasprito di molto i requisiti previdenziali utili alla pensione. Basti pensare che dallo scorso primo gennaio 2019, l’età pensionabile è stata portata a 67 anni, cioè 5 mesi più in avanti rispetto a chi è andato in pensione l’anno scorso.

Esistono però leggi che consentono di andare in quiescenza con solo 15 anni di contributi e a volte senza alcuna penalizzazione in termini di assegno previdenziale. Una soluzione che potrebbe essere sfruttata da molti che probabilmente nemmeno sanno che esista. Ecco come fare e come funzionano opzione Dini e Deroghe Amato, le due leggi che prevedono 5 anni in meno in quanto a contribuzione versata.

La Legge Amato

Si tratta di normative vecchie, perché emanate da due governi in carica nell’ultimo decennio del secolo scorso. Sia le deroghe Amato che l’opzione Dini sono due misure che permettono l’accesso alla pensione di vecchiaia, sempre a 67 anni, ma svincolando dai 20 anni di contribuzione previdenziale necessaria.

La legge Amato è del 1992, mentre la legge Dini è del 1995.
La Legge Amato, cioè la legge 503 del 1992, prevede tre tipologie di deroghe che permettono tutte l’accesso alla pensione con 15 anni di contributi. Una cosa che occorre sottolineare per rendere più facile capire queste deroghe è che per 15 anni di contributi si intendono 780 settimane di contributi versati. In genere, l’estratto conto dei contributi versati da ciascun lavoratore è calcolato in settimane di contribuzione e pertanto occorre sommare tutte le settimane raggruppate per verificare l’esatto montante dei contributi versati.

La prima deroga Amato riguarda soggetti che hanno tutte le 780 settimane di contributi versati prima del 1° gennaio 1992. Per la misura valgono tutti i contributi a qualsiasi titolo versati, quindi quelli figurativi, da riscatto e volontari. La misura si rivolge a chi è iscritto al Fondo lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’INPS o gli ex Enpals e gli ex INPDAP.

La seconda deroga riguarda le stesse categorie in quanto a Fondo previdenziale di iscrizione, ma bisogna che prima del 31 dicembre 1992 si sia stati autorizzati al versamento dei contributi volontari. Per la seconda deroga non serve che dopo l’autorizzazione siano stati versati davvero i volontari. Basta solo l’autorizzazione.
La terza deroga invece concede il taglio del requisito contributivo per chi ha il primo contributo versato almeno 25 anni prima della data di maturazione del diritto alla pensione. In questo caso dei 15 anni di contributi versati 10 devono essere stati lavorati per periodi inferiori all’anno intero, cioè meno di 52 settimane.

La legge Dini

Stesso montante contributivo è richiesto per la pensione in regime opzione Dini. Si tratta di ciò che prevede la legge 335 del 1995. Stessa età minima da raggiungere e stesso minimo contributivo, ma con una sostanziale differenza. Le tre deroghe Amato non prevedono penalizzazione alcuna per i pensionati. Non è così per l’opzione Dini che viene chiamata pensione contributiva perché prevede il calcolo completo con il sistema contributivo della pensione, anche se i contributi previdenziali versati ricadono nel più favorevole sistema retributivo o in quello misto.

Per rientrare in questa opzione, occorre in primo luogo rispettare l’anzianità contributiva. Serve almeno che un contributo sia stato accreditato prima del 31 dicembre 1995. Poi bisogna avere almeno 5 anni di contribuzione successivi al 1996.