Autore: B.A

Pensione

31
Gen 2020

Pensioni di vecchiaia 2020: ecco le differenze tra Italia e resto della UE

In Italia l’età pensionabile è tra le più alte in Europa.

Anche nel biennio 2021-2022, la pensione di vecchiaia si potrà incassare con 67 anni di età. Conferma definitiva, perché i dati Istat sulle aspettative di vita non hanno prodotto considerevoli mutazioni sulla longevità degli italiani. In altri termini, non salendo la vita media degli italiani, o salendo in misura minimale rispetto agli anni precedenti, l’età pensionabile per la quiescenza di vecchiaia è rimasta inalterata. Ma resta il fatto che l’età pensionabile italiana è ancora una tra le più alte in Europa. Per i lavoratori italiani che cercano di andare in pensione, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia anche per il 2020 resta fra le più alte della Ue.

Pensioni in Italia e nel resto d’Europa

Si sta ragionando da mesi su una riforma delle pensioni che deve consentire una maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori. Il cantiere delle pensioni è partito e c’è già stato un primo passo con il summit che governo e sindacati hanno svolto lo scorso 27 gennaio al Ministero del Lavoro.

Flessibilità vuol dire permettere ai lavoratori di poter scegliere quando lasciare il lavoro a partire da una determinata età e fino alla soglia di età pensionabile che l’ordinamento prevede. In pratica, si deve lasciare campo alla personale iniziativa del lavoratore che in base alle sue esigenze personali e reddituali, deve poter essere libero di non attendere per forza i 67 anni di età.

E si parla di 62 anni, come propongono i sindacati, oppure di 63 anni, come invece propone parte della maggioranza (tra cui l’ex ministro Cesare Damiano), o ancora quota 102, con la pensione a partire dai 64 anni. Occorre risolvere la differenza di età pensionabile che in Italia si ha rispetto agli altri stati europei.

Per la pensione di vecchiaia l’Italia prevede i requisiti più alti tra i paesi europei. Solo la Grecia per esempio, ha la nostra medesima età pensionabile per le pensioni di vecchiaia. In Irlanda si esce a 66 anni, in Germania a 65 anni e 9 mesi (dal 2024 a 67 anni pure loro), in Spagna a 65 anni e 8 mesi (anche quì in salita, nel 2027 a 67 anni), in Gran Bretagna età pensionabile a 65 anni e 6 mesi, in Francia a 62 anni.

Il sistema contributivo deve avere la flessibilità come principio

Detto ciò, appare evidente che in Italia se c’è una cosa che manca nel sistema è la flessibilità. Quota 100 è stata una misura creata in questo senso, perché consente di uscire tra i 62 ed i 67 anni se si raggiungono 38 anni di contributi. Non si può dire che la quota 100 non fosse misura flessibile, ma ha subito innumerevoli critiche per via degli alti costi e del fatto che permettesse anche a persone che potevano continuare a lavorare, di uscire dal lavoro.

Il problema è sempre quello delle coperture, perché bisogna risparmiare soldi e non aumentare la spesa previdenziale. Un fattore che deve essere per forza di cose messo in preventivo per le future misure è il calcolo contributivo delle prestazioni. Non se ne può fare a meno. Ma ogni Paese che ha nel sistema contributivo quello valido per il calcolo delle pensioni, non può non avere misure flessibili nel panorama.

Tanto, se uno decide di lasciare prima il lavoro, chi ci rimette è lo stesso soggetto, che versa meno contributi e prende meno di pensione. Inoltre, dal momento che con questo sistema, il pensionato prende esattamente la pensione che si è precostruito con i versamenti, la spesa pubblica previdenziale verrebbe salvaguardata.