Autore: G.M

Lavoro - Pensione

24
Apr

Pensioni di cittadinanza e pensioni normali a confronto, la prima è più conveniente

Uno studio della Uil rileva il paradosso della pensione di cittadinanza

Che avrebbe generato polemiche la pensione di cittadinanza c’era da scommetterci. La pensione a 780 euro al mese era lo spot elettorale che il 4 marzo 2018 Lega e soprattutto M5S avevano utilizzato nel preannunciare questa misura in aiuto dei pensionati meno abbienti. Naturalmente i 780 euro sono la soglia a cui far arrivare la pensione minima di un pensionato, integrandola con la pensione di cittadinanza. Infatti questa misura altro non è che una integrazione reddituale assegnata a pensionati che hanno assegni previdenziali al di sotto della soglia di povertà Istat che è proprio 780 euro. Il problema è che la misura rischia di fare i cosiddetti “figli e figliastri”, cioè aiutare qualcuno e lascare a piedi l’altro, pur se come condizioni reddituali si tratta di soggetti molto vicini tra loro. Il Corriere della Sera con un articolo di oggi 23 aprile, riportando le parole di Domenico Proietti, segretario confederale della UIL, mette in luce quello che viene definito il paradosso della pensione di cittadinanza.

Due pensioni identiche come importo ma tassate in misura differente

Un pensionato con pensione lorda da 9.360 euro al mese frutto dei contributi versati sarà nettamente penalizzatoChe avrebbe generato polemiche la pensione di cittadinanza c’era da scommetterci. La pensione a 780 euro al mese era lo spot elettorale che il 4 marzo 2018 Lega e soprattutto M5S avevano utilizzato nel preannunciare questa misura in aiuto dei pensionati meno abbienti. Naturalmente i 780 euro sono la soglia a cui far arrivare la pensione minima di un pensionato, integrandola con la pensione di cittadinanza. Infatti questa misura altro non è che una integrazione reddituale assegnata a pensionati che hanno assegni previdenziali al di sotto della soglia di povertà Istat che è proprio 780 euro. Il problema è che la misura rischia di fare i cosiddetti “figli e figliastri”, cioè aiutare qualcuno e lascare a piedi l’altro, pur se come condizioni reddituali si tratta di soggetti molto vicini tra loro. Il Corriere della Sera con un articolo di oggi 23 aprile, riportando le parole di Domenico Proietti, segretario confederale della UIL, mette in luce quello che viene definito il paradosso della pensione di cittadinanza.

Due pensioni identiche come importo ma tassate in misura differente
Un pensionato con pensione lorda da 9.360 euro al mese frutto dei contributi versati sarà nettamente penalizzato rispetto a chi arriverà a percepire gli stessi soldi con la pensione di cittadinanza partendo da una pensione lorda da 8.000 euro. Secondo uno studio del Servizio Politiche Fiscali del sindacato di Proietti, il pensionato che partendo da una pensione rientrante nella no tax area, cioè quello che percepisce 8.000 euro di pensione annua, riceverà una integrazione di 1.360 euro come pensione di cittadinanza. Entrambi i pensionati arriveranno a percepire 780 euro al mese di pensione, solo che il primo sarà assoggettato al versamento dell’Irpef ed il secondo no perché sia la parte propria di pensione che quella di cittadinanza sarà esentasse.

Differenza importante

Secondo Proietti la pensione di cittadinanza è nata senza la cosiddetta “curva di salvaguardi” e questo fa sì che un pensionato che ha maturato una pensione, come dicevamo, da 780 euro al mese, ma frutto di anni di lavoro e di contributi versati, andrà a percepire un assegno netto inferiore di oltre il 6% rispetto al pensionato che ha una pensione più assistenziale che previdenziale, tra no tax area e pensione di cittadinanza. I due soggetti dell’esempio, entrambi senza alcun altro reddito oltre le due pensioni, percepiranno rispettivamente 8.765 euro netti quello penalizzato dalle imposte e 9.360 euro quello aiutato dalla pensione di cittadinanza. Su una pensione da 780 euro al mese l’Irpef imposta è pari a 595 euro annui.

Alla luce di tutto ciò, il pensionato che riceverà la pensione di cittadinanza avrà disponibile rispetto al suo collega “meno fortunato”, un buon 6,35 euro di reddito in più. rispetto a chi arriverà a percepire gli stessi soldi con la pensione di cittadinanza partendo da una pensione lorda da 8.000 euro. Secondo uno studio del Servizio Politiche Fiscali del sindacato di Proietti, il pensionato che partendo da una pensione rientrante nella no tax area, cioè quello che percepisce 8.000 euro di pensione annua, riceverà una integrazione di 1.360 euro come pensione di cittadinanza. Entrambi i pensionati arriveranno a percepire 780 euro al mese di pensione, solo che il primo sarà assoggettato al versamento dell’Irpef ed il secondo no perché sia la parte propria di pensione che quella di cittadinanza sarà esentasse.

Differenza importante

Secondo Proietti la pensione di cittadinanza è nata senza la cosiddetta “curva di salvaguardi” e questo fa sì che un pensionato che ha maturato una pensione, come dicevamo, da 780 euro al mese, ma frutto di anni di lavoro e di contributi versati, andrà a percepire un assegno netto inferiore di oltre il 6% rispetto al pensionato che ha una pensione più assistenziale che previdenziale, tra no tax area e pensione di cittadinanza. I due soggetti dell’esempio, entrambi senza alcun altro reddito oltre le due pensioni, percepiranno rispettivamente 8.765 euro netti quello penalizzato dalle imposte e 9.360 euro quello aiutato dalla pensione di cittadinanza. Su una pensione da 780 euro al mese l’Irpef imposta è pari a 595 euro annui. Alla luce di tutto ciò, il pensionato che riceverà la pensione di cittadinanza avrà disponibile rispetto al suo collega “meno fortunato”, un buon 6,35 euro di reddito in più.