Pensioni: dal 2022 uscite a 62 e 63 anni in base al lavoro

Due le vie per superare quota 100, in pensione a 62 e 63 anni in base al lavoro svolto

Ed alla fine dal 2022 probabilmente vi saranno categorie avvantaggiate sulla pensione. In pratica, gli svantaggi relativi alla particolarmente logorante attività lavorativa svolta, verranno ammortizzati da vantaggi in termini di pensionamento.

È ciò che sembra rappresentare la via più fattibile per sostituire la quota 100 con una misura che detoni lo scalone di 5 anni che lascerebbe la misura. Due le vie allo studio, ed in entrambi i casi andranno ben definite le categorie a cui concedere la possibilità di andare prima in pensione.

Una sarebbe in pratica una conferma della quota 100, magari riducendo il requisito contributivo, l’altra invece sarebbe una estensione dell’Ape sociale.

Pensione a 62 anni, da una quota 100 all’altra

Quota 100 è una misura che vede nella Lega il partito che maggiormente cerca di salvaguardarla. Ma si tratta di una operazione difficile. Perché ormai la decisione è stata presa e quota 100 il 31 dicembre prossimo finirà il periodo di sperimentazione triennale, cioè cesserà di funzionare.

Ecco che proprio dalla Lega arriva l’idea di lasciarla in campo, magari costituendo un fondo ad hoc da dove attingere per liquidarla a una platea di beneficiari più ridotta però. Infatti rispetto alla attuale versione, si pensa a correggerla rendendola fruibile da determinate categorie di lavoratori.

Si tratta delle mansioni gravose, quelle per cui da qualche giorno la Commissione Parlamentare di studio che dal 2019 è all’opera per individuare quali siano davvero queste attività logoranti, ha pubblicato una graduatoria.

In pratica la Commissione ha stilato una classifica dei lavori, basata sull’incidenza delle malattie professionali, sull’incidenza degli infortuni sul lavoro e sulla stima di vita degli addetti. Adesso, che la politica traduca i risultati della commissione, in una nuova lista di attività a cui concedere le uscite anticipate, solo il tempo lo dirà.
Che siano bidelli, maestre delle scuole elementari, operatori socio sanitari e così via, a rientrare tra queste attività, occorrerà attendere.

Ciò che potrebbe essere previsto per i nuovi gravosi è l’uscita a 62 anni come con quota 100, attingendo al fondo prima citato, ma senza i 38 anni di contributi previsti da quota 100.

Si pensa per esempio a scendere a 36 o 35 anni di contribuzione necessaria, se non addirittura a 30, eliminando la discriminazione evidente per discontinui, intermittenti e donne.

L’alternativa è l’estensione dell’Ape sociale

O una nuova quota 100, più limitata e più specifica o l’estensione dell’Ape sociale a più lavori gravosi. La seconda via allo studio è proprio l’allargamento della platea dei beneficiari dell’Ape sociale nella fascia dei lavori gravosi.

Oggi sono 15 le attività gravose che permettono agli addetti con 63 anni di età e 36 anni di contributi, di accedere alla misura. Sempre attingendo dalla graduatoria della Commissione Parlamentare e sempre dopo decisione politica, potrebbe essere esteso il beneficio ad altre attività.

Ed anche in questo caso si pensa a ridurre i 36 anni di contributi previsti, magari non per tutte le attività ma per quelle reputate maggiormente gravose come per esempio gli edili per i quali già si parla di soli 30 anni di contribuzione.