Pensioni dai 63 anni nel 2022: differenze tra quota 100 e anticipo pensionistico potenziato

Il post quota 100 dovrebbe partire dai 63 anni di età, questo il limite di cui da giorni si parla, magari rendendo più forte l’Ape sociale

Il dopo quota 100 significa trovare misure che consentano di non allontanare troppo l’età pensionabile dagli italiani. C’è il pericolo scalone di 5 anni che è letteralmente dietro l’angolo.

Per il solo fatto di non aver compiuto 62 anni di età entro il 31 dicembre prossimo, anche un nato a gennaio 1960, rischia di dover attendere ben 5 anni in più per accedere alla pensione rispetto a chi è nato qualche giorno prima, ma nel 1959.

Lasciare l’età di uscita, anche se flessibile, a 62 anni, appare pressoché impossibile, perché altrimenti tanto valeva lasciare in vigore quota 100. Ecco perché si cercano vie alternative, magari innalzando di poco l’età pensionabile di misure alternative alla pensione di vecchiaia a 67 anni.

In questo scenario, dove il governo deve badare pure alla spesa pubblica, si pensa a qualcosa che permetta di uscire a partire dai 63 anni. Magari copiando, estendendo o addirittura potenziando l’Ape sociale, misura che già oggi consente una specie di prepensionamento a 63 anni.

L’Ape sociale potenziata, di cosa si tratta per la pensione a 63 anni dal 2022

L’ipotesi di potenziare l’Ape sociale incontra senza dubbio il parere favorevole di molti che erano critici nei confronti della quota 100. E raccoglie pure l’ok della UE, dei tecnici e di quanti vedono nel favorire le uscite a determinate categorie di lavoratori, la soluzione post quota 100.

Troppo largo il perimetro di quota 100 (aperta davvero a tutti i lavoratori), troppo onerosa per le casse dello Stato e troppo difficile da centrare per via dei 38 anni di contributi necessari.

L’Ape sociale, che tra l’altro scade il 31 dicembre prossimo, andrebbe quindi, prima prorogata, e poi potenziata, allargando il campo dei beneficiari oltre le sole 15 attività di lavoro gravoso oggi previste.

L’Ape sociale potenziata è differente da quota 100

L’Ape sociale però è completamente differente da quota 100 e c’è chi non la reputa la soluzione ottimale per superare i problemi che lascerà la quota 100 in campo.

Per capire di cosa stiamo parlando occorre fissare i punti salienti di entrambe le misure. La quota 100 infatti è:

  • Una misura aperta alla generalità dei lavoratori che completano 62 anni di età e 38 di contributi;
  • Una pensione diretta vera e propria, nel senso che il beneficiario continuerà a percepirla fino al termine della sua vita;
  • Misura reversibile a coniuge o familiari eventualmente beneficiari, in caso di decesso del pensionato;
  • Basata su 13 mensilità alla stregua delle altre prestazioni pensionistiche ordinarie;
  • Misura che rientra nel perimetro eventuale delle maggiorazioni e dei trattamenti di famiglia.

L’Ape sociale invece è misura:

  • Temporanea di accompagnamento alla pensione;
  • Che si percepisce dalla data di uscita e fino ai 67 anni di età, quando occorre presentare domanda di pensione di vecchiaia ordinaria;
  • Che non prevede la tredicesima mensilità;
  • Ha un importo massimo calmierato a 1.300 euro;
  • Che non prevede maggiorazioni e assegni per il nucleo familiare;
  • Destinata ai lavori gravosi, ai caregivers, agli invalidi e ai disoccupati.