Autore: B.A

Pensione

Pensioni: da gennaio assegni più bassi, ecco perché

Un decreto dello scorso giugno inizierà a sortire effetto a gennaio, e i neo pensionati avranno assegni più bassi.

Cattive notizie per i pensionati arrivano da un decreto del mese di giugno 2020 che prevede pensioni più basse per chi ci andrà nel 2021. Tutto nasce da un ritocco, in negativo, dei coefficienti di rivalutazione del montante contributivo in pensioni. Un abbassamento dei coefficienti che determinerà questo abbassamento di assegni. E più periodi rientrano nel calcolo contributivo degli assegni, più sarà forte la perdita in termini di assegno previdenziale per i pensionati.

Pensioni e coefficienti, come funzionano?

I coefficienti di trasformazione sono quegli strumenti previdenziali con cui vengono trattati i contributi e trasformati in pensione. Il montante contributivo, che altro non è che la somma di tutti i contributi versati nella propria carriera lavorativa, vengono trasformati in pensioni proprio attraverso questi coefficienti.

È evidente che abbassandosi questi coefficienti, si abbassano le pensioni. E dal momento che la maggior parte delle prestazioni, in tutto o in gran parte, vengono liquidate in base ai contributi versati per via del sistema contributivo, è evidente che questi coefficienti diventano determinanti.

Riduzioni anche per via del Pil

Se per i coefficienti la riduzione di assegno è inevitabile, già decisa e confermata tramite decreto, c’è un’altra spada di Damocle che minaccia le pensioni. Si tratta dei rischi derivanti dalla crisi economica successiva all’emergenza epidemiologica da Coronavirus. Il decremento del Pil 2020 è pressoché scontato visto il lockdown, l’emergenza contagi e tutto quello a cui ormai siamo abituati in questo terribile periodo. E la riduzione del Pil oltre che sulle pensioni attuali potrebbe riguardare anche gli assegni futuri.

Pensioni più basse dal 2021: ecco perché

Le pensioni, per chi uscirà dal mondo del lavoro nel 2021, saranno più basse a causa dei coefficienti di trasformazione. Come anticipato sopra, questo coefficiente di trasformazione è un valore percentuale che viene applicato ai contributi dal lavoratore accumulati durante la carriera lavorativa. Questo è il meccanismo di calcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo.

Più anni di contributi rientrano nel metodo contributivo, più sono determinanti i coefficienti, cioè più incidono sulla pensione. In linea di massima i coefficienti di trasformazione incidono molto sui contributi successivi al 31 dicembre 1995. Il motivo è che questi contributi, sono quelli versati dopo la riforma Dini e cioè nel sistema contributivo. Un vantaggio lo hanno quelli che sono riusciti ad accumulare almeno 18 anni di versamento prima del 1996. I questo caso l’impatto dei coefficienti di trasformazione è per i periodi di contribuzione successivi al 2011.

Chi andrà in pensione dal prossimo gennaio 2021, a parità di carriera lavorativa, avrà un assegno più basso rispetto a chi uscirà dal lavoro nel 2020. Per esempio, un lavoratore che esce dal lavoro a 57 anni avrà la parte contributiva della sua pensione calcolata con il coefficiente 4,186%, mentre per uno che esce a 67 anni il coefficiente sarà 5,575%.