Pensioni: cosa resta dopo quota 100

Pensioni: cosa resta dopo quota 100

Con il nascente nuovo esecutivo ci potrebbe essere spazio per interventi previdenziali, ma quali?

Partiamo dalle certezze, o meglio, dalla certezza, che è quella della fine di quota 100. Il 31 dicembre prossimo sarà l’ultimo giorno di vita di quota 100. Dopo regna l’incertezza, perché allo stato attuale delle cose, tornerà in pieno la legge Fornero.

Ma il nuovo governo potrebbe e forse dovrebbe intervenire, perché il rischio squilibrio tra chi andrà in pensione con quota 100 e chi no, è dietro l’angolo. Si tratta di uno scalone di 5 anni. Ma cosa bolle in pentola adesso e che potrebbe accadere?

Quota 100 ci mancherà

Per quanti non riusciranno a entrare in quota 100, non completando i 62 anni di età ed i 38 di contributi entro la fine del 2021, verrà a mancare uno scivolo importante sulle pensioni. Completare la quota 100 con le due soglie minime richieste da diritto a sfruttare la misura anche negli anni successivi per via del cosiddetto diritto cristallizzato.

Per gli altri, nessuna speranza di lasciare il lavoro a 62 anni di età. A poco serviranno le ultime dichiarazioni di Salvini che appoggiando il governo Draghi ha già posto la questione previdenziale come argomento di discussione.

Una misura come quota 100, con quella età pensionabile non potrà in nessun caso essere prevista. Perché sarà stata uno spreco, una misura poco utile, ma la verità è che si trattava di un veicolo di uscita dal lavoro in più per molti italiani, che in effetti l’hanno sfruttata.

Perché bisogna dimenticare la pensione a 62 anni

Salvini difende la quota 100, ma sta entrando in un governo dove sono più quelli che osteggiano quota 100 che i favorevoli. Anche il Movimento 5 Stelle che pure ha detto si a quota 100 ai tempi del governo gialloverde, adesso sembra allinearsi alla linea per così dire, europeista. Infatti tra l’altro anche da Bruxelles da tempo è arrivato il monito a non estendere la durata della quota 100 e a non ripetere una esperienza del genere.

Limitare la spesa pubblica ed evitare esborsi eccessivi per le pensioni, soprattutto per misure che anticipano l’uscita dal lavoro in maniera così netta come con la quota 100 oltre che un suggerimento da parte della Ue, adesso somiglia a un autentico diktat. Che dicano il contrario o no, per ottenere i soldi del Recovery Plan che il Premier Conte ha spillato in Europa, bisogna sottostare ai veti di Bruxelles. Altro che fondo perduto e assenze di condizionalità. Tutto ha un prezzo.

Pensioni: cosa può succedere adesso

Qualche accenno sulla previdenza nell’ipotetico programma di governo dell’esecutivo Draghi che sta per nascere c’è già stato. I sindacati tra l’altro hanno di fatto appoggiato il nuovo esecutivo, parlando tra l’altro anche di flessibilità in uscita.

Ma tutto dovrebbe vertere verso la flessibilità in base alle mansioni svolte. In definitiva, se qualcosa sarà fatto, probabile che sia una estensione dell’Ape sociale a qualche altra categoria di lavoratori. O tutto al più, si tornerà a parlare di quota 102 , con una età di 64 anni come soglia minima di uscita, magari aprendola solo a chi ha lavori gravosi da svolgere.

Oppure, penalizzando i lavoratori che la sceglieranno, con un calcolo contributivo o con penalità a salire in base a quanto più giovani ai esce dal lavoro. E venderanno questi provvedimenti come strumenti eccezionali di pensionamento flessibile e anticipato. Ma per quanti fanno un lavoro che avrà la sfortuna di essere considerato poco logorante, non resterà che tornare ad aspettare le soglie di uscita classiche della legge Fornero, scalone di 5 anni annesso.