Autore: B.A

Quota 100

Pensioni, cosa accade adesso? Quota 100 a rischio per ottenere i fondi europei e addio quota 41

L’Italia sarà il Paese che maggiormente sfrutterà i soldi del Recovery Fund, ma dovrà avviare le riforme come comanderà Bruxelles, e sulle pensioni potrebbero essere guai.

Senza scendere nelle battaglie di fazione o senza voler fare i tifosi come milioni di Italiani stanno facendo adesso sui social, nel commentare gli esiti dell’accordo raggiunto in Consiglio Europeo, i soldi europei all’Italia, quando arriveranno saranno condizionati. E probabilmente la condizionalità è pure giusta, perché essendo fondi europei non vanno sperperati come uno vuole, ma devono essere calmierati e utilizzati per gli obbiettivi che adesso l’Europa fisserà.

Per ottenere i soldi del Recovery Fund occorrerà mettere mano alle riforme e probabilmente limitare la spesa pubblica, vero fardello per l’Italia e forse la cosa che maggiormente gli altri Paesi ci contestano. Quando si parla di riforme la prima cosa che viene in mente ai più è quella delle pensioni.

Riforma del sistema previdenziale da più parti richiesta e fortemente voluta, ma che non sarà come i lavoratori e i pensionati si aspettano, perché è praticamente impossibile che la UE conceda mano larga all’Italia per riformare il sistema consentendo ai lavoratori di uscire prima dal lavoro, spendendo più soldi di prima.

Anzi, se riforma deve essere, secondo la UE, sarà esattamente il contrario, cioè sarà, probabilmente, una nuova riforma lacrime e sangue, a partire dalla cancellazione di quota 100. Ipotizzare poi ragionamenti su quota 41 per tutti, allo stato attuale delle cose appare esercizio di pura fantasia.

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Recovery Fund e cancellazione di quota 100, perché?

Cosa centra il Recovery Fund, la Commissione Europea o i Paesi frugali con la nostra quota 100? Molti si chiedono il motivo per cui quota 100, la misura di pensionamento anticipato a 62 anni con 38 di contributi (le due soglie minime) sia legata alle decisioni che sono state prese in quel di Bruxelles dai leader dei 27 Stati membri della UE.

Purtroppo però il connubio esiste, da momento che i soldi del Recovery Fund che adesso sono stati approvati e che saranno destinati all’Italia tra contributi a fondo perduto e prestiti, sono pieni di condizionalità. I tifosi del governo non lo ammetteranno mai ma ciò che Conte è riuscito a spillare nell’accordo, non è del tutto privo di condizioni. Occorre fare i compiti a casa, dando il via alle riforme e seguendo le linee che Bruxelles traccerà.

E come si sa, l’Europa ( i Paesi frugali sicuramente, ma anche Germania, Francia e molti altri) non ha mai visto di buon occhio l’ultimo intervento previdenziale italiano, quello che ha prodotto quota 100 per intenderci. E allora potrebbe essere anche quota 100 la misura da mettere sull’altare sacrificale italiano.

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Recovery Fund cos’è e come funziona il fondo

Il Recovery Fund, al di là delle cifre e della distribuzione dei finanziamenti, che vedono l’Italia tra i Paesi più finanziati, ha un freno di emergenza. In pratica, se l’Italia vorrà i soldi dovrà fare i compiti a casa, perché se un solo Stato Europeo avanzerà dubbi circa la bontà dell’operato nostrano, se un singolo Stato avrà da dire qualcosa sui nostri conti e su come spendiamo i soldi del fondo, la posizione dell’Italia potrebbe essere vagliata in Consiglio Europeo ed i fondi bloccati.

Naturalmente non basterà un solo Stato per bloccare l’Italia, ma in Consiglio Europeo occorrerà la maggioranza per sanzionare l’Italia. Ma sulle pensioni sembra che non siano solo Olanda, Austria e gli altri Paesi frugali a considerare troppo di manica larga il sistema nostrano.

Perché il nostro sistema previdenziale non piace

Resta il fatto che il Recovery Fund non è altro che soldi solo in cambio di riforme. A partire da quelle previdenziali ed assistenziali, che nel Nord Europa (ma non solo come dicevamo), vengono percepite come sprechi. Già l’Ocse aveva contestato quota 100 a suo tempo.

L’indicatore più comunemente utilizzato per scovare i meccanismi che molti paesi introducono per favorire i pensionamenti anticipati è piuttosto semplice: la differenza tra l’età di pensionamento legale e quella alla quale si va effettivamente in pensione. In Italia questa età legale è 67 anni e con quota 100 si esce già a 62 anni. Significa 5 anni prima, un record rispetto a quello che fanno nel resto d’Europa.

In Olanda si può uscire dal lavoro solo 2 anni prima dell’età legale, in Austria 3 anni, in Danimarca 1,3 anni prima. Poi c’è l’incidenza della spesa previdenziale sul Prodotto Interno Lordo. Le pensioni in Italia pesano il 15,6 per cento, nell’area euro il 12,3 medio, mentre in Olanda, paese virtuoso da questo punto di vista, solo il 7,3 per cento.

Evidente che ciò che facciamo in Italia all’estero non piaccia. E pensare che lasciare inalterata la situazione, cioè lasciando quota 100 o addirittura varando quota 41 per tutti, abbassando la pensione anticipata, potrebbe metterci sotto la lente di ingrandimento di qualche Stato, frugali in testa che sicuramente osserveranno con attenzione il nostro operato.