Pensioni: come farsi accompagnare con indennità da 61 a 65 anni

Pensioni: come farsi accompagnare con indennità da 61 a 65 anni

Andare in pensione diventerà sempre più difficile se dopo quota 100 non si provvederà ad una vera riforma delle pensioni, ma ci sono soluzioni alternative che possono tornare utili.

E così il sistema previdenziale italiano rischia seriamente di diventare ancora più aspro e difficile rispetto ad oggi. Lo stop a quota 100 eliminerà una misura di pensionamento flessibile dal nostro ordinamento previdenziale.

E le vie di uscita per andare in pensione diventeranno sempre più lontane nel tempo perché verranno meno le alternative alle pensioni ordinarie di vecchiaia o anticipata.

Perdere il lavoro per via dell’emergenza Covid è un altro fattore da non sottovalutare poiché non appena finirà il divieto di licenziamento è pressoché certo che i licenziamenti saliranno di numero in maniera esponenziale con il concreto rischio che ci saranno cittadini che potrebbero trovarsi senza lavoro e senza pensione.

Ma esiste il modo per farsi accompagnare alla pensione con delle indennità e dei prepensionamenti. Ecco una sintetica guida da prendere a suggerimento per chi si trova in una situazione che definire preoccupante è un eufemismo.

La Naspi fino a due anni

Perdere il lavoro involontariamente è il fattore determinate per poter rientrare nel principale ammortizzatore sociale che l’Inps prevede, cioè la Naspi. Per chi perde il lavoro per licenziamento individuale o collettivo o per dimissioni per giusta causa o ancora, a seguito di accordi per la risoluzione, si può percepire la Naspi.

Si tratta dell’indennità per disoccupati Inps che dura per la metà delle settimane lavorate nel quadriennio precedente. Tradotto in termini pratici, per chi viene da periodi di assunzione lunghi, magari di 4 o più anni di lavoro continuo, c’è da prendere fino a due anni di disoccupazione.

L’importo della Naspi è pari al 75% della retribuzione utile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni fino ad un tetto massimo prestabilito. La Naspi dal quarto mese di fruizione scende del 3% al mese come importo.

Due anni di Naspi significa che per un lavoratore che si trova a due anni dalla pensione, come per esempio un soggetto nato nel 1956, che non ha ni 38 anni di contributi per la quota 100 e nemmeno i 30 o i 36 anni per l’Ape sociale, può sfruttare la Naspi per avere una fonte reddituale in attesa di arrivare ai 67 anni.

Dal punto di vista dei contributi poi, il periodo di Naspi da diritto alla contribuzione figurativa, utile al calcolo e alla misura della pensione futura anche se in termini di importo della pensione, il periodo di Naspi essendo inevitabilmente meno cospicuo redditualmente rispetto ad uno stipendio in continuità, potrebbe intaccare l’imposta della pensione anche se non in maniera rilevante.

Evitare i 71 anni con l’assegno sociale

C’è una determinata platea di lavoratori a cui la pensione di vecchiaia viene concessa solo a 71 anni. Si tratta di chi non ha contributi versati precedenti il 1996. Per i contributivi puri oltre ai 67 anni di età ed i 20 anni di contributi, per andare in pensione con la quiescenza di vecchiaia c’è da centrare l’importo minimo della pensione pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

In alternativa, cioè senza una pensione pari a circa 1.280 euro al mese, si esce con la vecchiaia a 71 anni di età. Ma proprio l’assegno sociale potrebbe essere una soluzione, magari non ricca, ma pur sempre valida per non restare senza reddito.

Infatti a 67 anni di età per chi ha determinate situazioni reddituali, la normativa concede l’assegno sociale, misura che per il 2021 è pari a 460,28 euro al mese. Per qualcuno che è nelle condizioni reddituali utili all’assegno sociale e non ha diritto alla pensione di vecchiaia a 67 anni, si potrebbe optare per questa soluzione tampone.

I prepensionamenti aziendali

Ed un modo per attendere la propria pensione è quella che le ultime normative hanno introdotto con i cosiddetti prepensionamenti aziendali. Sono strumenti che permettono alle aziende di garantire scivoli ai loro dipendenti dopo risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e dopo accordo su base sindacale.

C’è l’Isopensione per esempio che è una indennità che le aziende hanno facoltà di concedere ai lavoratori con cui trovano intesa, in modo tale da accompagnare alla pensione i lavoratori che si trovano a 7 anni dalla pensione di vecchiaia o dalla pensione anticipata.

Una indennità totalmente a carico dell’azienda che al lavoratore viene erogata mensilmente e con importo pari alla pensione maturata al momento dello scivolo. E nel periodo indennizzato con il prepensionamento in genere è garantita anche la contribuzione piena per tutti gli anni di scivolo.

Più o meno ciò che accade con i fondi bilaterali che permettono il prepensionamento fino a 5 anni prima della quiescenza ordinaria nei settori bancari, assicurativi, nelle poste e così via. Ultima misura per data di nascita è il contratto di espansione che alla stregua dell’Isopensione garantisce uno scivolo ai lavoratori che si trovano a 5 anni di distanza da pensione anticipata e pensione di vecchiaia.