Pensioni: come aumentare i propri contributi colmando i vuoti dell’estratto conto

Pensioni: come aumentare i propri contributi colmando i vuoti dell'estratto conto

Guardare indietro alla propria carriera lavorativa può fare risaltare i periodi scoperti da contributi che possono essere convertiti.

E se per qualche anno di contribuzione in meno salta la possibilità di poter andare in pensione? Una brutta gatta da pelare questa, soprattutto in un momento storico dove una ipotetica riforma delle pensioni può andare a cambiare tutto, spostando requisiti pensionistici ed eventualmente, date di uscita dal lavoro, a molti aspiranti pensionati.

Un tipico esempio può essere quota 100. Immaginiamo cosa possa accadere ad un lavoratore a cui mancano, uno, due o tre anni di contributi per completare i 38 anni minimi richiesti dalla misura. La pensione potrebbe slittare anche di 5 anni in questi casi, dal momento che la quota 100 scomparirà dai radar del sistema previdenziale nel 2022.

Ma prima di scoraggiarsi, va ricordato che alcuni ultimi interventi normativi hanno prodotto alcune soluzioni adatte a completare con contribuzione previdenziale alcuni periodi di vuoto che un determinato lavoratore ha nella sua carriera.

Sostanzialmente sono due le misure che permettono una soluzione a quello che per molti potrebbe rivelarsi un problema piuttosto serio. Parliamo della cosiddetta Pace contributiva e del riscatto del corso di laurea.

Pace contributiva e riscatto della laurea, le comunicazioni Inps

Il riscatto della laurea, ordinario o agevolato, e la cosiddetta Pace contributiva, sono due misure della stessa specie. Infatti queste misure non fanno altro che permettere ad un lavoratore, di coprire di contribuzione utile alla pensione, i periodi pregressi che risultano vuoti da versamenti.

Al riguardo la novità è che l’Inps, a nome del suo Direttore Generale, Gabriella Di Michele, ha prodotto alcuni chiarimenti utili a chi vuole sfruttare una o entrambe queste misure.

Entrambe queste misure sono nate con il Decreto Legge n° 4 del 2019, convertito in legge n° 26 del 2019. È il famoso decretone, quello che istituì proprio la quota 100 oltre a pensione e reddito di cittadinanza.

Partiamo dalla cosiddetta Pace contributiva. Questo strumento permette in pratica di riscattare (usando un termine molto in voga in materia previdenziale), alcuni periodi non coperti da contribuzione.

Come la Di Michele spiega, riferendosi ad entrambe le misure, «queste disposizioni contenute nei commi da 1 a 5 del decreto riguardano esclusivamente la nuova tipologia di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione e non si estendono alle altre tipologie di riscatto previste dalla normativa vigente».

In base a questa affermazione, la prima cosa da sottolineare è che senza proroghe o spostamenti di date, la Pace contributiva può essere utilizzata entro la fine del 2021. Il riscatto agevolato del corso di laurea invece, potrà essere utilizzato anche successivamente al 31 dicembre 2021.

Pace contributiva, di cosa si tratta?

Con il nome di Pace contributiva si fa riferimento alla nuova misura che consente ad un contribuente di recuperare sotto forma di contribuzione utile alla pensione, periodi di mancata copertura tra un rapporto di lavoro e l’altro.

Naturalmente è scontato che il periodo che si intende riscattare non deve essere coperto da alcuna contribuzione, nemmeno da Naspi o altri ammortizzatori sociali, perché in questo caso sarebbero accreditati già i contributi figurativi.

La facoltà non è aperta a tutti però, perché essa riguarda esclusivamente i lavoratori che hanno cominciato a versare contributi a partire dal 31 dicembre 1995, cioè quelli che vengono chiamati comunemente, contributivi puri.

Occorre tra l’altro che il lavoratore interessato sia iscritto all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (AGO), alle gestioni speciali degli autonomi, alla gestione separata dell’Inps oppure alle gestioni sostitutive ed esclusive dell’AGO. I periodi riscattabili sono quelli tra il primo e l’ultimo contributo versato.

Il riscatto del corso di laurea

Il riscatto di laurea è una novità solo per la versione agevolata, dal momento che la misura ordinaria è da anni in vigore. Con questo strumento viene consentito al contribuente, di rendere utili al calcolo della pensione ed al diritto ad essa, fino a cinque anni dedicati allo studio universitario per la propria laurea.

Il vantaggio della versione agevolata è relativo al fatto che con più o meno 5.000 euro per anno si possono recuperare per esempio, 3 anni di contributi per un corso di laurea breve e fino a 5 anni per un corso di laurea ordinaria. Con la possibilità di detrarre il 50% della spesa sulla dichiarazione dei redditi.