Autore: Stefano Calicchio

Pensione

Pensioni, colpo di scena in Francia: il Governo fa dietrofront sull’aumento dell’età a 64 anni

Dal governo francese arriva l’apertura verso i sindacati in vista dei prossimi confronti sulla riforma delle pensioni. L’esecutivo si dice pronto ad abbandonare l’idea di un’età cardine fissata attorno ai 64 anni a partire dal 2027.

Si allenta la tensione in Francia dopo che il Premier Edouard Philippe scrive ai sindacati una lettera nella quale manifesta l’intenzione dell’esecutivo di fare un passo indietro (seppure definito come provvisorio) in quello che risulta il principale nodo del contendere. Il riferimento va all’incremento dell’età cardine per l’accesso alla pensione, fissata dalla controversa riforma Macron attorno ai 64 anni di età (dai precedenti 62 anni).

Il passo indietro è contenuto all’interno di una lettera nella quale il membro dell’esecutivo si dice “pronto a ritirare” il correttivo che doveva entrare in funzione nel 2027, ma che aveva incontrato la netta opposizione da parte di tutte le sigle sindacali.
L’idea ora è di incentrare comunque i prossimi confronti dando il via ad un tavolo sull’equilibrio e sul finanziamento del sistema pensionistico, per trovare un’alternativa valida alla necessità di mantenere in ordine i conti. Il disavanzo del comparto previdenziale in Francia è stato infatti stimato tra gli 8 ed i 17 miliardi di euro nel 2025, un dato che richiede comunque degli interventi urgenti.

La precisazione dell Premier Philippe: “serve raggiungere un’età di equilibrio”

Proprio per le difficoltà di riuscire a mantenere sostenibile il sistema previdenziale nel lungo periodo, il Premier Edouard Philippe precisa comunque che in futuro la riforma pensionistica dovrà comunque raggiungere un’età di equilibrio ragionevole, tanto che questo obiettivo deve rappresentare un punto fondamentale nel patto sociale. Nonostante il passo indietro sull’età cardine a partire dai 64 anni, si dovrà quindi continuare a ragionare su questo principio di fondo per regolare le uscite dal lavoro nel paese transalpino.

In questo senso, chi deciderà di accedere al pensionamento prima della soglia decisa dalla nuova legge dovrà comunque affrontare delle penalizzazioni, mentre chi uscirà dal lavoro successivamente potrà beneficiare di un emolumento maggiorato.
Nel frattempo si continuerà a cercare un accordo attraverso il confronto con le parti sociali.

Le scadenze impongono di trovare una soluzione entro la fine del prossimo mese di aprile, prima che avvenga il voto del disegno di legge in Parlamento in seconda lettura. Se sarà raggiunto un compromesso, il legislatore ne terrà conto traducendolo all’interno della nuova normativa, altrimenti prenderà le misure che ritiene necessarie per mantenere la tenuta dei conti e raggiungere l’equilibrio entro il 2027.

I sindacati accolgono la notizia in modo favorevole: il governo ha fatto il gesto atteso

Dall’altra parte si registra il favore dei sindacati nell’accoglimento della nuova presa di posizione dell’esecutivo francese, con il ritiro della misura legata all’età cardine della riforma previdenziale. Ad esprimere parere favorevole sono tutte le principali sigle, a partire dalla CFDT.

Il Segretario confederale Laurent Berger ha parlato di un gesto importante e incontestabile commentando la decisione di ritirare l’età cardine dei 64 anni dalla futura riforma e si dice pronto a confrontarsi rispetto ad un nuovo metodo di accesso alla pensione a punti. Anche L’UNSA e la CGT restano su posizioni simili, parlando di un grande progresso nelle possibilità di avviare trattative proficue rispetto alle settimane passate.

I primi effetti positivi dopo l’allentamento della tensione: a Parigi tutte le linee della metro riprendono a funzionare

Dopo la notizia del passo indietro da parte del governo sembra finalmente sbloccarsi anche la situazione di stallo che ha caratterizzato la mobilità francese e parigina. Nella capitale tutte le linee della metropolitana risultano aperte e stanno riprendendo a funzionare, seppure le corse risultano ancora “a singhiozzo”.

Anche i mezzi di superficie hanno un andamento quasi normale, mentre la ripresa del servizio ferroviario nazionale e dei treni ad alta velocità sarà più lenta. Se la tregua dovesse reggere, è ipotizzabile quindi un graduale ritorno alla normalità.