Pensioni, chi deve attendere 71 anni: quando 67+20 non bastano

Pensioni, chi deve attendere 71 anni: quando 67+20 non bastano

Aspettare 71 anni di età per la pensione è una cosa che riguarda molti lavoratori di oggi perché hanno una anzianità di carriera particolare.

Andare in pensione una volta raggiunti i 67 anni di età con almeno 20 di contributi secondo molti lavoratori è considerato un diritto. Infatti con 67 anni di età compiuti e 20 anni di contribuzione versata si dovrebbero aprire automaticamente le porte della pensione di vecchiaia.

La misura pilastro del sistema infatti prevede il pensionamento al raggiungimento di entrambi i requisiti. Per il 2021 infatti escono dal lavoro una volta completati i 20 anni di contributi, i nati nel 1954.

Non è difficile immaginare la reazione di un lavoratore di fronte al fatto che nonostante il compleanno fatto e nonostante i 20 anni di carriera o anche più già completati, si veda bocciata dall’Inps la domanda di quiescenza.

E questa eventualità non è certo rara e non dipende certo da errori di calcolo dell’Inps o anomalie del sistema. Infatti per alcuni lavoratori, che non sono nemmeno pochi, la porta della pensione di vecchiaia potrebbe aprirsi solo a 71 anni di età.

Senza contributi retributivi la pensione potrebbe slittare di 4 anni

È la normativa vigente a determinare il fatto che per alcuni la pensione di vecchiaia si deve percepire a partire dai 71 anni di età. Lo prevedono le regole del sistema contributivo.

Infatti per molti lavoratori oltre ad età e contributi versati occorre raggiungere anche una determinata cifra in tema di assegno pensionistico percepito al momento dell’uscita.

Un terzo requisito necessario che riguarda sostanzialmente i soggetti privi di contribuzione versata al 31 dicembre 1995, quelli che in gergo tecnico si chiamano contributivi puri.

Infatti avere anche un solo contributo a qualsiasi titolo versato precedentemente il 1° gennaio 1996, produce una enorme differenza per i lavoratori che hanno carriere costellate da attività lavorative con stipendi bassi e contributi altrettanto bassi.

Modalità di liquidazione della pensione

La pensione per essere concessa deve essere liquidata per un importo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale. In pratica, occorre avere una pensione pari per il 2021 ad almeno 690 euro circa al mese, perché va considerato che l’assegno sociale per il 2021 è pari a circa 460 euro al mese.

Se al momento della liquidazione della prestazione pensionistica il lavoratore che ha il primo contributo versato successivo al 31 dicembre 1995, non raggiunge quell’importo di rateo di pensione, non potrà ottenere la pensione di vecchiaia, nonostante la combinazione 67+20 sia stata completata.

Diverso il caso di chi ha versamenti antecedenti l’ingresso del metodo contributivo nel sistema previdenziale. In questo caso a prescindere dall’importo la prestazione è erogata lo stesso.

Il fatto poi che per i contributivi puri non si ha diritto a maggiorazioni sociali e integrazioni, mette ancora di più in difficoltà chi non riuscirà ad avere una prestazione di un certo tipo in sede di liquidazione del trattamento pensionistico spettante.