Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: arrivano i tagli, ecco fascia per fascia cosa accade a partire da chi ha 30 anni di età

Il calo del Prodotto interno lordo, l’aumento del debito pubblico e la crisi produrranno un decremento delle pensioni da punto di vista degli importi.

C’è chi parla di terremoto sulle pensioni per via del coronavirus. Infatti le pensioni rischiano di uscire di molto penalizzate dalla crisi economica post Covid-19. Parliamo delle pensioni future naturalmente, cioè di chi uscirà dal lavoro nei prossimi anni. Le pensioni in essere infatti, salvo casi eccezionali, come i contributi di solidarietà su quelle più alte, difficilmente vengono toccate perché in questi casi si parla di diritti acquisiti. Una cosa che vale anche per chi esce dal lavoro con una determinata legge, che poi viene cancellata, corretta o sostituita. Non si perde il diritto alla pensione per il solo fatto che la legge con la quale si è usciti dal lavoro, oggi non c’è più.

E la stessa cosa succede per gli importi, anche se da questo punto di vista, tornando ai contributi di solidarietà, i governi possono intervenire anche dopo molti anni. Le regole di uscita dal mondo del lavoro inevitabilmente cambieranno, con una riforma che se non adesso, nei prossimi anni sarà varata. Ciò che sembra certo è che i pensionati futuri, percepiranno meno soldi di quelli che sono riusciti ad andare in pensione negli ultimi anni.

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Pensioni future più basse, ecco perché

Perché pensioni più basse in futuro? In primo luogo la crisi economica successiva a quella epidemiologica farà sicuramente il suo effetto sugli assegni. Poi ci sono altri fattori congeniti al nostro sistema previdenziale.

Man mano che passano gli anni, sempre meno lavoratori e sempre meno anni di contributi riescono a godere del privilegio di essere trattati con il più favorevole metodo retributivo. Se oggi qualcuno ha diritto ad una parte di pensione con il sistema retributivo (in base agli anni di contribuzione antecedenti il 1996), tra poco resteranno da pensionare solo i cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995. Il sistema contributivo è quello che calcola la pensione in base al montante dei contributi versati, tramutati in rendita attraverso dei coefficienti di trasformazione.

Proprio i coefficienti anno per anno diventano meno favorevoli e soprattutto per chi esce dal lavoro con una misura di pensione anticipata rispetto all’età pensionabile vigente (oggi è fissata a 67 anni, ma dal 2023 potrebbe tornare a salire per via delle aspettative di vita), questi coefficienti sono sempre meno vantaggiosi.

La revisione dei coefficienti è stata già confermata ed entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021. IlSole24ore ha riportato alcune simulazioni di quello che accadrà a quattro fasce d’età diverse, 30, 40, 50 e 60 anni di età al primo gennaio del 2021, e lo scenario è piuttosto cupo.

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La simulazione pensioni per fascia di età

Se si considera la pensione di oggi, in base all’età di uscita l’importo lordo dell’assegno sarebbe compreso tra 20.305 e i 23.264 euro annui. Il «Sole 24 Ore» fa riferimento a un lavoratore con inizio carriera a 25 anni, con una retribuzione lorda di partenza di 15.000 euro ed una finale di 30.000 euro, con uscita dal lavoro a 67 anni. Se il calo del Pil si fermasse al 10% e la crescita fosse dell’1% ad anno. Detto questo, secondo il quotidiano economico-politico, la perdita arriverebbe al 5,5%, cioè le pensioni alle stesse età di uscita e con le stesse carriere, arriverebbe ad essere compresa tra 19.289 e 22.100 euro.