Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Ammortizzatori sociali

Pensioni anticipate verso quota 100 con tagli: Durigon dice no a smantellamenti

Sulla riforma delle pensioni il governo studia l’ipotesi della prosecuzione di quota 100 con una penalizzazione di circa il 3% per ogni anno di anticipo.

Il tormentone delle pensioni flessibili torna ad accendere il dibattito pubblico e politico a pochi mesi dall’approvazione della legge di bilancio 2021. I tempi sono ormai stringenti per attuare gli interventi più urgenti, ma il progetto di fondo dovrà comunque garantire la sterilizzazione dello scalone che si verrà a creare con la fine della quota 100 a partire dal 2022. Nel frattempo sarà necessario prorogare le misure in scadenza entro il termine del prossimo dicembre.

È il caso delle pensioni anticipate tramite opzione donna (58-59 anni di età e 35 anni di versamenti con il ricalcolo contributivo puro) o dell’APE sociale (63 anni di età e 30-36 anni di versamenti in base alla specifica situazione di disagio del lavoratore). Per avere dettagli più precisi sarà necessario attendere il nuovo confronto tra governo e sindacati del prossimo 16 settembre 2020, ma nel frattempo le ultime indiscrezioni della stampa specializzata hanno evidenziato quale potrà essere la bozza dell’intervento correttivo.

Pensioni anticipate dai 62-63 anni con penalizzazione del 3% l’anno

Il quadro complessivo della nuova flessibilità previdenziale dovrà garantire per i lavoratori l’ingresso nell’Inps a partire dai 62-63 anni di età (così come avviene attualmente), ma garantendo la sostenibilità dei conti pubblici. Da qui si sviluppano le diverse ipotesi sui vincoli che potrebbero essere aggiunti per alleggerire l’impatto sul bilancio dell’ente previdenziale.

Si parla, ad esempio, d’introdurre un requisito contributivo attorno ai 36-38 anni di versamenti, che però avrebbe l’effetto di tagliare fuori dalla flessibilità previdenziale alcuni dei lavoratori con maggiore necessità di un sostegno, come i precari, i discontinui o le donne che hanno svolto attività di cura. In alternativa, è emersa l’ipotesi di una riduzione del valore dell’assegno attorno al 3% l’anno, con un taglio massimo del 15% considerando come limite l’età di accesso alla pensione di vecchiaia (67 anni).

Sullo sfondo resta anche la possibilità di prorogare con regole diverse (e maggiormente restrittive) la quota 100, magari incrementando il requisito anagrafico o contributivo, oppure aggiungendo la già citata forma di penalizzazione. Attualmente le pensioni anticipate tramite quota 100 non prevedono infatti l’applicazione di tagli e l’unico vincolo è quello riguardante lo stop alla prosecuzione dell’attività lavorativa, con eccezione del lavoro occasionale entro la soglia delle 5mila euro l’anno.

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Pensioni, Durigon (Lega) sulla riforma chiede al governo di non svendere il futuro degli italiani

Sulla possibile riforma delle pensioni è intervenuto nella giornata di ieri anche il parlamentare leghista Claudio Durigon, evidenziando che “la Quota 100 ha funzionato. Sono i numeri a parlare. Grazie a Quota 100 la disoccupazione giovanile è diminuita dal 33 al 23% e abbiamo registrato 285 mila occupati in più rispetto all’anno precedente, nonostante la crescita zero del Paese”.

Secondo l’esponente della Lega “300mila italiani sono andati in pensione” con la quota 100, “garantendo così un ricambio generazionale nel mondo del lavoro fondamentale per i giovani". Per questo motivo, “se l’idea di questo governo è smantellare Quota 100 e tornare alla Legge Fornero, faremo di tutto per fermare questa ingiustizia che penalizza chi lavora da una vita e chi è in cerca di un’occupazione”.

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