Pensioni anticipate, sconti precoci e mamme e due soli anni di figurativi per quota 102

Si iniziano a delineare le misure che ipoteticamente dovrebbero sostituire quota 100.

Qualche giorno fa il fatto che anche il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando ha pubblicamente arretrato la posizione della riforma delle pensioni nella classifica delle priorità del governo avrà deluso tutti quanti sono in attesa di buone nuove in materia previdenziale.

Sono interessati soprattutto quelli che sono fuori dal perimetro di quota 100, perché compiono 62 anni dopo il 31 dicembre 2021 o perché non riusciranno a completare i 38 anni di contributi entro la fine del corrente anno. Sono quelli a cui la pensione stando alle regole attuali e a quelle 2022, si vedranno allontanare la pensione di molti anni.

E se il Covid, i vaccini, i ristori o i sostegni sono le priorità del governo, le pensioni sono dietro. Per una riforma vera e propria occorre riaprire i tavoli di discussione, occorre approfondire l’argomento e lavorarci duramente.

Per questo speranze di interventi importanti in materia pensioni non ce ne sono. Tra l’altro una delle misure che più sembra vicina all’idea di intervento del governo e che sembra più in linea con i diktat europei resta quota 102.

Una misura che non sarà certo rivoluzionaria e che non rappresenta certo la risposta all’esigenza di riforma del sistema, nemmeno per la flessibilità in uscita tanto agognata. Tra l’altro le ultime indiscrezioni parlano di paletti e limitazioni per quanto riguarda questa ipotetica misura da inserire per il dopo quota 100.

Quota 102 e figurativi, come potrebbe andare?

Il rischio concreto è che per la prossima legge di Bilancio si risponda alle richieste di sindacati e lavoratori in materia pensioni, con una misura tampone che servirà solo a far dire al governo «noi abbiamo fatto».

Quota 102 non risponde a chi chiede la possibilità di lasciare il lavoro con diversi anni di anticipo rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia. Infatti quota 102 sposta in avanti di due anni l’età di uscita di quota 100, passando da 62 a 64 anni.

E quota 102 non risponde nemmeno alle esigenze di quanti hanno carriere discontinue e non propriamente ricche di contributi, perché alla stregua di quota 100, serviranno 38 anni di versamenti. Per di più si pensa a ridurre a non più di 2 anni di contribuzione figurativa quelli utili al raggiungimento dei 38 anni richiesti.

In pratica, se maternità, servizio militare e riscatti volontari venissero esclusi dal vincolo, i periodi di casa integrazione, di Naspi o di malattia non potrebbero essere utilizzati in toto ma fino alla soglia massima di 24 mesi. Una limitazione notevole proprio per quelle carriere discontinue di cui accennavamo in precedenza.

Per le mamme le belle notizie

A queste ultime indiscrezioni vanno collegate le precedenti, che perseguendo l’obbiettivo di contenere la spesa pubblica (suggerimento/ordine della UE), spingono a pensare di inserire penalizzazioni di assegno in quota 102, magari imponendo un ricalcolo pienamente contributivo della pensione o penalizzandola del 3% per ogni anno di anticipo.

Alla quota 102, che come abbiamo detto, tutto sembra tranne che un valido aiuto a chi chiede regole previdenziali meno drastiche rispetto a quelle della riforma Fornero, ci sarebbe lo svincolo dall’aspettativa di vita per le pensioni anticipate che resterebbero anche oltre il 2026 (data fino al quale nessuno scatto è stato previsto) a 42,10 anni di contributi per gli uomini ed a 41,10 anni di contributi per le donne.

La pensione anticipata però, potrebbe avere alcune agevolazioni per determinate categorie di contribuenti, come anche il Corriere della Sera ha riportato in un articolo di analisi della situazione attuale della ipotetica riforma delle pensioni. Per esempio alle lavoratrici che hanno avuto figli, si concederebbe uno sconto di 8 mesi di contribuzione a figlio, fino a 24 mesi di sconto massimo. E per chi ha avuto 3 o più figli la pensione anticipata potrebbe scendere a 39,10 anni di contributi versati.

Trovare lavoratrici che hanno meno di 64 anni di età con carriere tanto lunghe non è certo una cosa diffusa, a maggior ragione se hanno dovuto spesso sacrificare carriere e lavoro per i figli e la famiglia. Si pensa a interventi che agevolino chi ha familiari conviventi disabili a carico, concedendo ai cosiddetti caregivers un anno di sconto sui requisiti per le anticipate.

Ed infine uno sguardo ai precoci, quelli che da tempo chiedono quota 41 per tutti. Per chi ha iniziato a lavorare dai 17 anni potrebbe esserci un bonus di 3 mesi per ogni anno lavorato fino ai 19 anni di età . In pratica, 9 mesi di sconto per chi ha versamenti continui per i tre anni tra i 17 ed i 19.