Autore: B.A

29
Feb

Pensioni anticipate: rispunta la quota 98 di Damiano

Intervista all’ex Ministro Cesare Damiano che spiega al sito Pensioni per tutti la sua idea di riforma.

Una riforma delle pensioni che deve essere votata alla flessibilità in uscita e che non può prevedere penalizzazioni per chi svolge lavori pesanti. È la proposta di riforma che fa Cesare Damiano, ex Ministro ed ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera. Quando si parla di pensioni, Cesare Damiano è uno dei massimi esperti e di lui ci si ricorda per un disegno di legge presentato nel 2013, il Ddl 857 che porta la sua firma e quella di due altri esponenti del Partito Democratico, Baretta e Gnecchi. Ed è proprio traendo spunto da quel disegno di legge che Damiano riparte proponendo una specie di quota 98, che è la sua proposta spiegata nel dettaglio al sito «Pensioni per tutti.it». Una intervista esclusiva di cui noi riportiamo i tratti più salienti.

Damiano: «in pensione a 63 anni e senza penalizzazioni ai gravosi»

Da tempo il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico spiega che secondo i numeri dell’Istituto, il sistema previdenziale italiano è perfettamente sostenibile. Anche Damiano la pensa allo stesso modo. Ecco perché occorre dotare il sistema di misure flessibili che tengano conto di età dei lavoratori ed anche della gravosità della loro professione. In altri termini, linea più o meno simile tra Tridico e Damiano.
Nell’intervista Damiano richiama alla sua vecchia proposta, che prevedeva una uscita flessibile a 62 anni di età con 35 di contributi. Adesso si potrebbe optare per il na età pari a 63 anni, perché è aumentata la stima di vita degli italiani.
I contributi invece potrebbero restare i 35 previsti dal Ddl 857, o salire di un anno, arrivando a 36. In pratica, una quota 98 o 99, che permetterebbe di lasciare il lavoro anticipatamente.

Penalità crescenti, ma non per tutti

Anche nel 2013 si parlava di una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni. Ed anche nella sua intervista, Cesare Damiano ripropone una penalizzazione del 2% che le chi uscirà a 63 anni, cioè col massimo anticipo consentito, arriverebbe all’8%.
Ma la penalizzazione dovrebbe tenere conto anche della gravosità del mestiere di chi sceglie di uscire con questa misura.

L’età prevista per l’Ape social va consolidata

Damiano considera fattibile una misura di questo tipo perché ha da contestare il metodo con cui si mette in dubbio la sostenibilità del sistema e l’impatto che la spesa pensionistica ha sul PIL. Innanzi tutto occorre finirla di calcolare questo impatto al lordo delle tasse, perché se è vero che il pagamento delle pensioni è una uscita imponente per le casse statali, è altrettanto vero che non si considera il rientro in termine di tasse che i pensionati pagano. Inoltre, Damiano solleva l’attenzione sul fatto che sulla spesa previdenziale si tiene conto anche della spesa assistenziale, il che è un errore, perché come da tempo i sindacati propongono, occorre dividere l’assistenza dalla previdenza.