Pensioni anticipate e riforma 2021: le aspettative e le richieste dei lavoratori, serve ripensare la legge Fornero

Pensioni anticipate e riforma 2021: le aspettative e le richieste dei lavoratori, serve ripensare la legge Fornero

Le pensioni verso una nuova riforma entro la fine del 2021. Abbiamo raccolto le aspettative e le richieste dei lavoratori in merito alla flessibilità previdenziale.

Il dossier delle pensioni resta tra i punti chiave delle riforme sul tavolo del nuovo governo. Entro il termine dell’anno scadrà la sperimentazione dell’opzione quota 100, che attualmente consente l’uscita flessibile dal lavoro a partire dai 62 anni di età e 38 anni di versamenti.

Senza un nuovo intervento correttivo, i lavoratori si troveranno a confrontarsi ancora una volta con la rigidità dettata dalla legge Fornero a partire dal 1° gennaio 2022. Uno scenario che non sembra plausibile, anche perché la riforma risalente all’esecutivo Monti è stata attuata durante una fase emergenziale e per stessa ammissione degli ideatori necessita certamente di ulteriori correttivi.

Vista l’improrogabilità di una riforma, abbiamo avviato un sondaggio informale sulla pagina Facebook «Riforma pensioni e lavoro» per capire quali sono le aspettative e le richieste dei pensionandi. In poche ore sono arrivati centinaia di commenti, grazie ai quali possiamo fare il punto della situazione in merito alla vicenda.

Riforma pensioni, i lavoratori chiedono più flessibilità e attenzione per le situazioni di disagio

Il filo comune denominatore dei commenti lasciati dai lavoratori riguarda ovviamente l’estrema rigidità dei criteri di uscita dal lavoro. In particolare, si punta il dito contro il parametro anagrafico della pensione di vecchiaia, che nel 2021 richiede almeno 67 anni di età e 20 anni di versamenti. Ma un evidente disagio è stato espresso anche da chi ha un montante contributivo importante e nonostante ciò non può accedere alla pensione anticipata, viste le regole che caratterizzano in via ordinaria questa modalità di quiescenza.

Vi sono poi i commenti di coloro che puntano il dito contro l’impossibilità di accedere all’Inps davanti a evidenti situazioni di svantaggio o di disagio. È il caso di chi perde il lavoro in età avanzata, oppure delle donne. Quest’ultime soffrono il gender gap durante la fase attiva della loro vita lavorativa e si trovano nuovamente penalizzate quando arriva il momento di accedere al pensionamento.

Pensioni anticipate e riforma del 2021: i commenti lasciati dai lavoratori

Entrando nel merito dei commenti più votati lasciati dai lavoratori sulla pagina, Graziella spiega che «67 anni sono troppi. Io per motivi di salute non riconosciuti dall’Inps mi ritrovo a 64 anni a dipendere dal marito, con un piccolo stipendio. Tra medicine e visite si arriva a fine mese con l’acqua sopra la gola, ma ho lavorato per 26 anni svolgendo attività usurante sotto padrone e non del tutto in regola. Purtroppo non mi viene riconosciuto nulla.» Marina spiega invece che «dopo 35 anni di lavoro e quindi di contributi versati, una persona merita di godersi la pensione, a prescindere dall’età».

Luigi spiega la propria posizione evidenziando l’eccessiva rigidità del sistema previdenziale. «Io non chiedo nulla, vorrei solo far capire che non tutti possiamo andare i pensione con 40 anni di contributi o 63anni. Ho iniziato ha lavorare a 13 anni, quindi sono 50 anni che lavoro in edilizia. Ho lavorato tutti i giorni e mi trovo con 25 anni di contributi e come me ci sono tante persone, ma nessuno ci prende a considerazione.»

Pinuccia chiede invece «di pensare anche alle donne sopra i 60 anni, che hanno lavorato più di 20 anni nel passato e che si ritrovano a dover dipendere dal marito perché per loro non ci sono diritti. Io ho tre fallimenti di datori di lavoro alle spalle, sono disoccupata ed ho 63 anni di età e 23 di contributi.»

Infine, Antonio chiede di intervenire sulle logiche di funzionamento dell’Inps. «La prima cosa da fare è di separare l’assistenza dalla previdenza, non è possibile prelevare dai versamenti delle pensioni per dare assistenza. Serve parificare tutte le categorie compresi militari e poliziotti. Basta con le super pensioni. Il limite anagrafico minimo deve essere di 62 anni e serve rinnovare la quota 100 e non fare una quota 102.»