Autore: B.A

2
Gen 2020

Pensioni anticipate quota 100, si chiude nel 2022, poi 64 anni di età e 36/38 di contributi!

Sembrano tutti d’accordo, serve una riforma profonda per evitare lo scalone.

Quota 100 è stata riconfermata anche per il 2020 e appare probabile che la misura verrà portata fino a scadenza, il 31 dicembre 2021. Lo strumento previdenziale tanto discusso, che Lega e Movimento 5 Stelle vararono con la legge di Bilancio 2019, è una misura sperimentale. La sua durata prevista era di 3 anni, dal 2019 al 2021. Per evitare un fenomeno simile a quello degli esodati post riforma Fornero del 2012, l’attuale esecutivo ha deciso di non toccare la misura e di lasciarla in vigore anche nel 2020. Il problema però è ciò che accadrà al termine della sperimentazione di quota 100, cioè l’ormai famoso scalone a cui andranno incontro i primi esclusi dalla misura nel 2022. Ed è per questo che tutti, a prescindere dalla posizione politica, sembrano essere in linea con l’idea di produrre una vera riforma del sistema, con misure strutturali e soprattutto, votate alla flessibilità in uscita. Il quotidiano «la Repubblica», in edicola oggi 2 gennaio, ha illustrato lo scenario delle pensioni con un articolo di approfondimento, in cui sottolinea come la novità del prossimo anno, potrebbe essere una riforma delle pensioni che parte da 64 anni di età e 38 di contributi.

Il problema scalone 2022

Se davvero quota 100 resterà in vigore fino a tutto il 2021, gli ultimi lavoratori a poter sfruttare l’anticipo massimo consentito in termini di uscita dal lavoro, saranno i nati nel 1959. Si tratta di coloro che compiranno 62 anni di età nel 2021, gli ultimi a poter centrare l’età minima ammissibile per la quota 100. Infatti nel 2020 potranno uscire i nati nel 1958. Dal 2022, non essendoci più quota 100, i nati nel 1960, se il sistema restasse quello attuale, dovrebbero ripiegare sulle misure previdenziali classiche, come la pensione di vecchiaia a 67 anni di età con 20 di contributi, o come la pensione anticipata senza limiti di età, ma con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Per questo, basteranno piccole differenze di età, anche pochi giorni, per costringere, chi verrà escluso dal quota 100, a restare al lavoro anche 7 anni in più di chi invece è rientrato nella misura.

La soluzione più gettonata

Le proposte di riforma delle pensioni si susseguono a ritmo incalzante, ormai da diverso tempo. Negli ultimi giorni sembra prendere piede, l’idea di correggere il sistema, evitando lo scalone 2022, con una misura flessibile che parta dai 64 anni di età. Il consenso verso questa soluzione appare trasversale, cioè sembra trovare parere favorevole sia a destra che a sinistra, soprattutto per i tecnici e gli esperti di pensione che studiano una soluzione di riforma. L’ipotesi è quella di alzare di poco l’asticella dell’età pensionabile di quota 100, portandola da 62 a 64 anni. Per quanto riguarda i contributi previdenziali, potrebbero anche restare i 38 anni previsti dalla misura o in alternativa, abbassarli a 36. La misura non sarebbe obbligatoria, ma opzionale, cioè sarebbero i lavoratori ad essere liberi di scegliere se utilizzarla o se restare al lavoro, aspettando i requisiti Fornero delle pensioni anticipate o di vecchiaia. La flessibilità sarebbe necessaria, perché la nuova misura deve avere per tutti, necessariamente, l’obbligo di calcolo contributivo della pensione. Il sistema contributivo produce assegni di pensione più bassi di quello retributivo, perché gli assegni vengono calcolati in base ai contributi versati e non agli stipendi percepiti. Per questo la scelta di anticipare l’uscita deve essere lasciata al lavoratore, in base alle necessità reddituali sue e della famiglia, oltre che alla tipologia di lavoro svolto.