Autore: Giacomo Mazzarella

28
Ago

Pensioni anticipate quota 100 e Ape sociale, col Pd una delle due è di troppo

Col Partito Democratico in maggioranza, più probabile un Anticipo Pensionistico strutturale che una prosecuzione della quota 100

Sottoporre quota 100 a un restyling, ridurla come durata o addirittura cancellarla, queste le ipotesi che circolano in vista della manovra finanziaria se davvero nascerà un governo Pd-M5S. Occorre risparmiare soldi e proprio quota 100 può essere il salvadanaio da cui attingere sia perché le domande di pensione pervenute quest’anno sono state inferiori alle previsioni e sia perché una eventuale cancellazione della misura libererebbe subito 8 miliardi stanziati per il 2020. Che fine farà quota 100? Davvero la quota 100 verrà cancellata e sostituita da una Ape social strutturale? Ecco gli scenari per le pensioni anticipate con un nuovo governo.

Non c’è solo l’IVA

Spesso si dà la colpa alle clausole di salvaguardia per qualsiasi ipotesi di taglio di un provvedimento, di limite di spesa per una misura o di possibilità a destinate fondi per determinare materie. «C’è da bloccare l’aumento dell’IVA», questo ciò che continuamente di sente dire in vista della manovra finanziaria. Una tiritera che a dire il vero si ripete da anni, perché le clausole di salvaguardia sono l’assicurazione che da anni i governi mettono per rassicurare Bruxelles in termini di pareggio di bilancio. In pratica, se non si riesce a recuperare soldi con la lotta all’evasione, per esempio, abbiamo l’aumento dell’IVA come garanzia.

Ma non c’è solo l’IVA come obbiettivo da centrare. Infatti con un potenziale e tutto ancora da completare, governo Pd-M5S, si pensa a tagliare il cuneo fiscale. Ed anche qui servirebbero soldi. Anche se l’ipotesi flat tax, essendo idea quasi esclusivamente della Lega, ormai è tramontata, un eventuale nuovo esecutivo avrebbe bisogno di molti soldi. Ecco perché fare cassa sulla previdenza torna di moda.
Addio a quota 100 allora molto probabile, magari impopolare, ma ben più di una semplice ipotesi.

Cosa si risparmierebbe senza quota 100

La quota 100 sarebbe in funzione ed in via sperimentale dal 2019 al 2021.
Depotenziare la misura produrrebbe un vantaggio considerevole, anche da 17 miliardi di euro. Ad oggi mancano circa il 30% delle domande di quota 100 previste quando Lega e Movimento 5 Stelle decisero di varare la misura. In pratica ci sono soldi messi da parte per quota 100, in esubero. Per il prossimo biennio ci sarebbero 17 miliardi già messi da parte. La cancellazione totale della misura, ipotesi a due il vero piuttosto drastica, produrrebbe subito 17 miliardi di soldi in cassa per la prossima manovra finanziaria. Una via meno radicale sarebbe quella di dare ancora un anno di tempo alla misura, prevedendo la cancellazione dal 2021. In questo caso si risparmierebbe solo la dotazione per l’ultimo anno di applicazione della misura, cioè 8,6miliardi. Tra questo risparmio e quello che si avrebbe se il trend delle domande continuasse a produrre una sovrastima del 30%, libererebbe 11 miliardi di euro.

Al posto di quota 100 la soluzione più gettonata sarebbe ad oggi è la trasformazione di Ape sociale in misura strutturale. L’Anticipo Pensionistico agevolato che anche il governo giallo-verde ha deciso di prorogare per il 2019 diverrebbe misura fissa del nostro ordinamento, alla stregua della quota 41 per i precoci, che tra le altre cose presenta più o meno la stessa platea di potenziali beneficiari. E sarebbe una platea più controllata rispetto a quota 100.

Infatti se quota 100 è misura aperta a tutti, l’Ape sociale così come quota 41 è destinata a soggetti in stato di bisogno. Invalidi, disoccupati, caregivers e lavori gravosi sono le platee a cui la misura si rivolge. Se con quota 100 si potrebbe andare in pensione a 62 anni di età con 38 di contributi a prescindere da attività svolta o da disagio detenuto, con l’Ape sociale si andrebbe in pensione dai 63 anni di età con 30 o 36 anni di versamenti previdenziale.