Autore: G.M

3
Ott

Pensioni anticipate quota 100: chi non rientra resterà al lavoro 5 anni in più

Quota 100 scadrà nel 2021 e dopo non resterà che la legge Fornero.

Quota 100 non verrà toccata, almeno stando a quanto si evince dalla nota di aggiornamento del documento di economia e finanze che il governo giallorosso ha prodotto. Come previsto dal cosiddetto «decretone» con cui l’allora governo Lega-M5S varò quota 100, la misura ha validità triennale e scadrà nel 2021. In pratica, solo chi raggiungerà i requisiti minimi per accedervi entro il 31 dicembre 2021 potrà sfruttare l’anticipo offerto. Un problema grave questo che adesso va risolto, perché si rischia di penalizzare chi per esempio è nato nel 1960, che si troverà a compiere 62 anni nel 2022, quando la scorciatoia quota 100 non ci sarà più.

I nati nel 1960 i primi penalizzati

Con quota 100 si può lasciare il lavoro con 62 anni di età compiuti e con 38 anni di lavoro coperto da contributi. Sono le due soglie minime richieste dalla misura che consentono di anticipare la pensione di molti anni rispetto alle pensioni di vecchiaia o alle pensioni di anzianità (o anticipate come si chiamano oggi). Si esce 5 anni prima rispetto alla pensione di vecchiaia con 67 anni di età più 20 di contributi. Si esce 4 anni e 10 mesi prima se invece il riferimento è la pensione anticipata in regime Fornero, che si percepisce senza limiti di età con 42 anni e 10 mesi se lavoratore maschio e 41 anni e 10 mesi se trattasi di lavoratrice.

La quota 100 è misura sperimentale in vigore, salvo futuri interventi legislativi, dal 2019 al 2021. Gli ultimi beneficiari quindi saranno i lavoratori nati nel 1959, che in pratica, avranno la fortuna di compiere i 62 anni di età richiesti entro la fine del 2021. Per chi invece è nato l’anno successivo, cioè a partire dal 1960, senza riforme previdenziali marcate, non resterà che ripiegare sulle normali pensioni previste dal nostro ordinamento, su quelle misure strutturali che però spostano di diversi anni in avanti, il termine di uscita dal lavoro.

Le vie di uscita per chi resta fuori dalla quota 100

Dal 31 dicembre 1959 al 1° gennaio 1960 passa solo un giorno. Sono solo 24 ore, ma in materia previdenziale, un solo giorno può fare tutta la differenza del mondo. Chi è nato il 31 dicembre 1959 compie 62 anni il 31 dicembre 2021 e se alla stessa data, ha completato 38 anni pieni di contribuzione, potrà nel 2022 andare in pensione non appena si aprirà la sua finestra di uscita (3 mesi nel lavoro privato e 6 mesi nel Pubblico Impiego). Per chi invece è nato il 1° gennaio 1960, quota 100 si troverà a non essere più utilizzabile, nonostante abbia completato già 38 anni di contributi. Cosa significa tutto ciò? Tra il primo ed il secondo lavoratore, anche a parità di tipologia di lavoro e di anzianità di servizio, l’uscita dal lavoro sarà distanziata di 5 anni.

Infatti per il soggetto nato nel 1960, stando alle attuali regole, l’uscita sarà quella della pensione di vecchiaia a 67 anni. In pratica, occorrerà attendere 5 anni ancora per poter rientrare nella quiescenza. Qualcosa in meno dovranno attendere i nati nel 1960 per così dire, «più fortunati», quelli che ancora lavorano in maniera constante. Infatti se restassero al lavoro ancora 4 anni e 10 mesi, potrebbero rientrare nella pensione anticipata, uscendo dal lavoro con 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne ne bastano 41 anni e 10 mesi). Ecco perché quel giorno di distanza in termini di compleanno, è molto importante. Per colpa di quelle 24 ore infatti, un soggetto potrà andare in pensione nel 2022, mentre l’altro avrà la pensione nel 2027.