Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate, proroga opzione donna allo studio nella legge di bilancio 2021

Tra le misure di accesso flessibile alla pensione in attesa di proroga con la nuova manovra c’è anche la proroga dell’opzione donna, in grado di garantire l’ingresso nell’Inps dai 58-59 anni di età e con 35 anni di versamenti.

Allo studio dei tecnici del governo per gli interventi correttivi riguardanti le pensioni da inserire all’interno della legge di bilancio 2021 c’è anche la proroga dell’opzione donna. La misura offre un’importante possibilità di sostegno reddituale per tante lavoratrici che hanno avuto una lunga carriera (almeno 35 anni di versamenti e che si trovano improvvisamente in età avanzata senza lavoro e con gravi difficoltà di reinserimento.

Si pensi, ad esempio, alla complessità di trovare un nuovo impiego per le donne che si sono trovate tagliati fuori dal mercato attorno ai 60 anni e che nel frattempo hanno esaurito anche i sussidi di disoccupazione o di welfare. Per chi ha totalizzato 35 anni la pensione anticipata secondo i criteri ordinari della legge Fornero può restare lontana quasi quanto la pensione di vecchiaia (raggiungibile a 67 anni di età e con almeno 20 anni di versamenti).

Pensioni anticipate e proroga opzione donna: la misura allo studio nella nuova manovra

Stante la situazione appena evidenziata, appare chiaro che la proroga di un anno della pensione anticipata tramite opzione donna rappresenterebbe un’importante estensione dell’attuale platea. Infatti, la misura riguarda potenzialmente tutte le lavoratrici che necessitano di un meccanismo di flessibilità rispetto ai criteri ordinari di quiescenza.

L’estensione del meccanismo aprirebbe quindi le porte dell’Inps anche alle lavoratrici che hanno raggiunto 58 anni di età (59 se autonome) al 31 dicembre 2020. Restano però confermate le finestre di attesa di 12 mesi per l’accesso (18 mesi per le autonome), oltre alla penalizzazione del ricalcolo contributivo puro.

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Opzione donna, come funziona il ricalcolo dell’assegno

Proprio la questione del ricalcolo dell’assegno rappresenta probabilmente il principale limite a cui è necessario far fronte per poter ottenere l’accesso all’Inps a partire dai 58 anni di età con questa opzione. Il meccanismo risulta fortemente penalizzante dal punto di vista economico perché può portare a una perdita sulla futura pensione anche a doppia cifra percentuale, sebbene quest’ultima risulti compensata dal fatto che l’assegno verrà incassato per un arco di tempo maggiore rispetto alle regole ordinarie di pensionamento.

Sullo sfondo resta comunque la necessità di un intervento di riordino del sistema previdenziale che possa riconoscere il lavoro di cura svolto dalle donne e attenuare il gender gap, senza obbligare le lavoratrici a scegliere un meccanismo di prepensionamento fortemente penalizzante dal punto di vista economico.

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