Autore: Giacomo Mazzarella

31
Ago

Pensioni anticipate, ordinarie e tutte le agevolazioni per gli stranieri

Come funzionano le regole per i cittadini stranieri in Italia per quanto concerne le pensioni?

Per quanto riguarda i cittadini stranieri che lavorano in Italia, valgono o no le stesse regole pensionistiche vigenti per gli altri lavoratori? Su questo quesito esistono posizioni differenti con molta gente che pensa che gli stranieri siano in qualche modo agevolati da questo punto di vista. C’è però anche chi pensa e interpreta la questione partendo dalla relazione annuale dell’Inps che parla di stranieri assolutamente necessari per la sostenibilità del sistema previdenziale italiano. Lasciando da parte o punti di vista e le polemiche, vediamo nello specifico come funzionano le regole per le pensioni dei cittadini stranieri.
Quali sono i requisiti per la pensione previsti per i lavoratori stranieri e le agevolazioni a loro vantaggio? Vediamo adesso tutto ciò che c’è da conoscere partendo dai due pilastri del sistema previdenziale, la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

Pensione a stranieri, come funziona?

Secondo i dati dell’Inps, gli immigrati sono fondamentali per sostenere il peso delle pensioni sull’economia pubblica. L’Istituto parla di stranieri che naturalmente lavorano con regolare contratto e che quindi pagano i contributi. C’è invece chi contesta questi numeri e la bontà dell’impatto degli stranieri sul sistema. Infatti si contesta il fatto che lo e regole prevedano per gli extracomunitari, una volta rimpatriati, il diritto a una pensione agevolata, liquidata senza la necessità di soddisfare i requisiti previsti per la generalità dei lavoratori.

In parole povere, se da un lato oggi gli stranieri contribuiscono al pagamento delle pensioni in essere perché versano contributi, una volta andati via produrrebbero una erosione di danaro dal nostro Stato verso i loro paesi di origine. Chi ha ragione su questa annosa diatriba? È vero che gli stranieri hanno diritto alla pensione senza dover soddisfare i requisiti validi per la generalità dei lavoratori?

Una cosa chiara è che le normative vigenti prevedono per gli stranieri gli stessi diritti di italiani e comunitari sia per la pensione di vecchiaia con 67 anni di età e 20 anni di contributi che per la pensione anticipata, con 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini, o 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne.
Il fatto più importante e rilevante è che tale diritto resta vivo e quindi sussiste anche se il lavoratore ritorna al proprio Paese d’origine, anche al di fuori del circuito della Unione Europea. Non essendo misure assistenziali, ma previdenziali, cioè provenienti da un corrispettivo pagamento dei contributi, tali prestazioni sono esportabili all’estero.

Per quanto detto, l’assegno sociale, che si c’entra dai 67 anni senza necessità di alcun versamento di contributi, essendo una misura assistenziale non può essere incassata una volta andati via dal territorio Italiano. Anche le misure per disabili e invalidi, cioè la pensione d’inabilità e l’assegno ordinario d’invalidità, sono prestazioni fruibili per stranieri alla stregua della pensione di vecchiaia o di quella anticipata. Esiste su qiete prestazioni una eccezione che è rivolta a chi si trova in possesso di permesso di soggiorno per motivi stagionali.
Inoltre agli stranieri extracomunitari spettano le pensioni e le prestazioni d’invalidità purché trattasi di soggetti legalmente soggiornanti nel territorio o titolari di permesso di soggiorno per asilo o titolari di permesso di soggiorno per protezione sussidiaria.

Requisiti ancora più favorevoli

Come dicevamo, gli stranieri hanno diritto alla pensione, nella generalità dei casi, alle stesse condizioni previste per i lavoratori italiani, anche se rimpatriati nel loro paese di origine. C’è però un netto vantaggio per extracomunitari che hanno il primo contributo versato nel sistema contributivo, cioè dopo il 31 dicembre 1995. In questo caso, sempre a 67 anni si può centrare la pensione di vecchiaia ma con solo 5 anni di contributi e senza la necessità di rispettare i limiti di importo minimo della pensione validi per i cittadini italiani.

Infatti occorre sapere che per gli italiani, la pensione di vecchiaia per chi rientra nel sistema contributivo (primo contributo versato dal 1° gennaio 1996), si c’entra con 67 anni di età e con 20 anni di contributi e contestualmente una pensione pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale. Con 5 anni soltanto di contributi, un italiano c’entra la pensione di vecchiaia solo a 71 anni.
In estrema sintesi, per stranieri comunitari, extracomunitari ed extracomunitari rimpatriati soggetti al calcolo retributivo o misto della prestazione servono 20 anni di contributi e 67 anni di età e basta.

Per stranieri comunitari ed extracomunitari soggetti al calcolo integralmente contributivo della prestazione: 20 anni di contributi, assegno superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a 686,99 euro mensili. Se non si raggiungono i 20 anni di contributi o l’importo minimo dell’assegno, si ottiene la pensione a 71 anni dal 2019, con un minimo di 5 anni di contributi. Solo per stranieri extracomunitari rimpatriati soggetti al calcolo integralmente contributivo della prestazione, bastano invece 5 anni di contributi e nessun limite di assegno e sempre a 67 anni.