Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni anticipate, nel 2021 confermate opzioni di uscita dai 58, 62 e 63 anni

Sulle pensioni flessibili lo schema della legge di bilancio conferma diversi meccanismi di uscita anticipata dal lavoro. Ma la vera riforma è attesa per il 2022.

Le ultime notizie sulla riforma delle pensioni a oggi 3 dicembre 2020 vedono proseguire il confronto tra governo e sindacati in merito alla riforma del settore previdenziale e alla necessità di garantire un’opzione strutturale di uscita dal lavoro. Sullo sfondo c’è la legge di bilancio 2021 attualmente in corso di approvazione parlamentare. Il dispositivo di legge dovrà portare importanti correttivi alle regole di uscita dal lavoro.

Al 31 dicembre dell’anno in corso scadranno infatti due importanti opzioni di accesso flessibile all’Inps, ovvero l’Ape sociale e l’opzione donna. Terminerà invece alla fine del 2021 la quota 100, mentre sulla quota 41 bisogna capire cosa accadrà durante i passaggi di verifica della finanziaria alla Camera e al Senato, stante le ipotesi di ampliamento della platea con i lavori strettamente correlati ai rischi sanitari dettati dalla pandemia.

Pensioni flessibili 2021: quali opzioni sono previste

Con la nuova riforma delle pensioni si pensa quindi di mantenere in essere la flessibilità in uscita dal lavoro garantita dalla quota 100 fino al termine del 2022. L’opzione permetterà un prepensionamento a tutti coloro che compiranno almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti entro il 31 dicembre del 2021. In affiancamento è presente anche la quota 41, che attualmente richiede però il riconoscimento di specifici requisiti.

È necessario infatti rientrare in una delle quattro situazioni di disagio evidenziate dalla legge e aver versato almeno un anno di contribuzione prima del compimento del 19mo anno di età. La proroga dell’APE sociale consentirà per un ulteriore anno il pensionamento a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di versamenti, mentre l’estensione dell’opzione donna amplia la platea delle lavoratrici che potranno accedere all’Inps a partire dai 58 anni di età (59 anni se autonome) e 35 anni di versamenti (accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno).

Riforma pensioni: il contratto di espansione e i fondi pensione

Per disinnescare le situazioni di crisi aziendale dovute al coronavirus la manovra 2021 potrebbe portare anche a un potenziamento dei contratti di espansione. La misura consente l’avvio di scivoli aziendali con importanti vantaggi fiscali e contributivi per le aziende, che però si devono impegnare a garantire il ricambio generazionale assumendo nuovi giovani. L’idea è di rendere accessibile l’opzione non solo alle aziende medio grandi, ma anche a quelle di dimensione ridotta.

Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di incentivare le adesioni collettive per silenzio - assenso ai fondi pensione, stante che questi ultimi possono offrire importanti occasioni di sostegno in caso di perdita di lavoro in età avanzata. Ad esempio tramite gli anticipi del montante, oppure con strumenti di pensionamento anticipato come la rendita integrativa temporanea anticipata.