Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate in legge di bilancio 2021 e lavori gravosi: in tanti chiedono maggiore flessibilità

L’opinione dei lavoratori sull’accesso alle pensioni flessibili per chi svolge lavori gravosi. I contribuenti chiedono maggiore flessibilità a partire dai 60 anni o dai 40 anni di versamenti, tante le situazioni di disagio in età avanzata per l’impossibilità di accedere all’Inps.

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno cresce l’attenzione verso la legge di bilancio 2021 e rispetto agli interventi di riforma delle pensioni che dovrebbero concretizzarsi al termine della discussione parlamentare. Da tempo alla generale richiesta di maggiore flessibilità previdenziale si accompagnano anche numerose richieste in merito alla situazione di chi svolge lavori gravosi o usuranti.

A tal proposito, nella giornata di ieri abbiamo lanciato un nuovo sondaggio informale all’interno della pagina Facebook “Riforma pensioni e lavoro”, raccogliendo centinaia di commenti da parte di chi si trova tagliato al di fuori delle attuali opzioni di flessibilità previdenziale e attende di conoscere quali saranno i nuovi provvedimenti approvati nella nuova manovra per capire se il prossimo anno riuscirà finalmente a ottenere l’accesso all’Inps.

Riforma pensioni e legge di bilancio 2021: le richieste dei lavoratori

Tra tutti i commenti di risposta al sondaggio, emerge il filo conduttore della necessità di garantire maggiore flessibilità in uscita a partire dai 60 anni di età o comunque una volta raggiunti i 40 anni di versamenti. Andreina suggerisce, ad esempio, di aprire a tutti i lavoratori un’opzione di uscita “da 60 anni di età con i contributi versati. Io ne ho lavorati 25, ho 61 anni e non percepisco niente. Mentre se avessi il mio dovuto, le cose sarebbero diverse”.

Marina si dice “convinta che basterebbe fissare i 35 anni di contributi a prescindere dall’età. Penso che dopo aver lavorato per 35 anni la pensione te la meriti”. Enrico spiega di avere 60 anni di età e 41 anni di versamenti. “Faccio il saldatore e ho problemi di salute. Non vi sembrano sufficienti? Vorrei riposare qualche anno prima di andarmene”. Il commento di Lina è invece tra i più seguiti, avendo ricevuto oltre duecento likes: “60 anni con i contributi versati, ognuno dovrebbe essere libero di scegliere senza imposizioni da parte di chi non sa cosa vuol dire lavorare su tre turni a 60 anni! Con a casa famiglia e problemi di salute, sarebbe ora di lasciarci vivere quei pochi anni che rimangono in santa pace”.

Pensioni anticipate, le richieste di proroga dell’opzione donna al 2023

Tra i meccanismi considerati come validi per garantire un’uscita dal lavoro anche di fronte a situazioni usuranti attualmente non riconosciute dalla legge c’è anche l’opzione donna, per la quale si chiede un’estensione in senso strutturale della misura. Mariella lo evidenzia nel proprio commento. “Intanto prorogate opzione donna al 2023 o rendetela strutturale in modo da finire questa tortura della proroga annuale. Ci sarebbe da denunciarvi per violazione dei diritti umani per questo sistema crudele che ci siete inventati”, mentre Eliana ricorda che “per le donne che curano figli e anziani, oltre a lavorare, ci dovrebbe essere un anticipo pensionistico”.

Mariella parla di permettere l’accesso anticipato all’Inps “con massimo 60 e con una pensione da eguagliare ai contributi versati per le donne, visto che per prendersi cura dei familiari tante hanno dovuto anche lasciare il lavoro… Massimo 62 anni per gli uomini con un minimo di 15 anni di contribuzione”.

D’altra parte, attorno a quella soglia di età in moltissime spiegano di avere difficoltà a proseguire la propria attività lavorativa. Lidia racconta: “ho quasi 61 anni, ho 35 anni di contributi, tutti collegati a lavori gravosi. Ora sto lavorando nei campi, con ogni condizione meteorologica. Ho male alla schiena, alle mani ho l’artrosi. Non so fino a quando ce la farò. Credo che la pensione me la sono già guadagnata”.