Autore: B.A

30
Gen 2020

Pensioni anticipate in Italia, ok dall’FMI, ma con tagli pesanti

Se liquidate con il sistema contributivo, le pensioni anticipate in Italia sino fattibili, lo dice l’FMI

Anche il Fondo Monetario Internazionale apre alle pensioni anticipate in Italia. E questa è la prima volta che accade. Da sempre infatti, gli osservatori internazionali sono soliti sottolineare la spropositata spesa pubblica previdenziale italiana suggerendo misure e soluzioni diametralmente opposte ad ogni ipotesi di riduzione dei requisiti per le pensioni. Piuttosto occorre tornare ad un più rigido e radicale collegamento delle pensioni alle aspettative di vita. Questo il mantra che si ripeteva da tempo, da Bruxelles e da ambienti vicini ai vertici della Unione Europea. Stavolta però il Fondo Monetario Internazionale ha spiazzato tutti, aprendo alle pensioni anticipate in Italia. Ma non gratis naturalmente, perché pensione anticipata ok, ma con penalizzazione per i pensionati.

Pensione anticipata, anche l’FMI apre

L’ultima analisi sulla previdenza sociale italiana da parte dell’FMI ha sancito come ogni forma di pensione anticipata che si vuole inserire nel sistema pensionistico italiano, deve essere ammorbidita con una riduzione di assegno proporzionata ai mancati contributi versati. In pratica, ok alle pensioni anticipate, ma calcolate esclusivamente con il sistema contributivo. Come ama dire ultimamente la Professoressa Elsa Fornero, più paghi più prendi di pensione (lo ha ribadito l’altra sera anche da Giovanni Floris su La7, nella trasmissione DiMartedì).
Si possono ipotizzare pensioni anticipate in Italia, purché con assegni legati ai contributi versati, cioè tanto più te quanto più elevati numericamente sono i contributi previdenziali versati.

L’analisi dedicata alle politiche italiane è positiva

In base a quello che si legge nell’analisi dell’FMI, il nostro paese ha dimostrato di aver saputo adottare misure che hanno impattato sui conti pubblici in misura migliore di quanto inizialmente imnaginabile. Anche l’impatto negativo di misure che gli osservatori internazionali hanno duramente contestato, come quota 100 e reddito di cittadinanza, sono state assorbite in maniera migliore del previsto. Ma su quota 100 l’FMI ha mosso appunti, perché anche se è stata una misura meno costosa del previsto, lascerà nel futuro una inevitabile maggiorazione della spesa pensionistica italiana. Inoltre quota 100 ha prodotto una altrettanto inevitabile “discontinuità” nel meccanismo di indicizzazione dell’età di pensionamento alla speranza di vita, come letteralmente è scritto nel testo dell’analisi sull’Italia.
Quindi, evitare l’errore fatto con quota 100, misura scollegata da ricalcolo contributivo e distaccato da adeguamenti all’aumento della vita media degli italiani. Quindi per il Fondi Monetario Internazionale è assolutamente necessario che l’Italia: “mantenga il collegamento fra età pensionabile e aspettativa di vita, adeguando i parametri previdenziali per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale". Una sottolineatura importante che il governo deve seguire, secondi il Fondo Monetario Internazionale. A maggior ragione adesso che è stato riaperto il cantiere della riforma delle pensioni, che ha visto un primo incontro svoltisi al Ministero del Lavoro alla presenza di CGIL CISL e UIL, cioè le parti sociali.