Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate, il sondaggio informale: ok quota 41, ma senza penalizzazione e con altre opzioni di uscita

I commenti dei lavoratori sulla riforma delle pensioni evidenziano l’appoggio alla quota 41 per tutti, ma c’è contrarietà sul ricalcolo contributivo e serve un’opzione dai 62 anni senza altri vincoli.

Il capitolo della riforma previdenziale riprenderà il prossimo mese dopo un’interruzione dovuta alla crisi dettata dal Coronavirus, ma la questione è rimasta molto sentita dai lavoratori e non a caso continua a restare al centro del dibattito sui social. Negli ultimi giorni è tornata a emergere l’ipotesi della quota 41, legata soprattutto ai lavoratori precoci. Si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare in giovane età avendo una carriera con poche interruzioni e che ora faticano ad accedere alla quiescenza per via della rigidità imposta dalla legge Fornero.

Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, il governo starebbe valutando un’estensione dell’attuale quota 41 verso tutta la platea dei contribuenti Inps, eliminando quindi i vincoli al di fuori di quello dell’anzianità dei versamenti, ma aggiungendo allo stesso tempo il ricalcolo contributivo per tutti. Attualmente per poter beneficiare dell’opzione è necessario invece aver versato almeno un anno di contributi prima del compimento del 19mo anno di età, rientrando tra uno dei casi di tutela previsti dalla legge (disoccupati di lungo termine, invalidi, caregivers o svolgimento delle attività gravose o usuranti riconosciute).

Riforma pensioni e quota 41: i commenti al sondaggio informale

Sul punto è stato lanciato un sondaggio informale all’interno della pagina facebook “Riforma Pensioni e Lavoro”, con il quale è stato chiesto di esprimere un parere rispetto all’opzione di uscita flessibile dal lavoro interamente legata all’anzianità dei versamenti. In molti esprimono dubbi sul ricalcolo contributivo dell’assegno. “Per una donna non ha alcun senso, dieci mesi dopo va senza decurtazione” spiega un commentatore della Pagina Facebook “Riforma pensioni e lavoro”, dov’è stato lanciato il sondaggio.

“Per gli uomini nel peggiore dei casi sono un anno e dieci mesi, ma per tanti le due scadenze 41 o Fornero sono molto più ravvicinate. Che senso ha andare via prima a fronte di una decurtazione che potrebbe andare dal 20 al 30% in meno? O è 41 senza decurtazioni o prosecuzione della quota 100”.

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La richiesta di accedere alla pensione dai 62 anni di età

Molti altri commentatori chiedono una forma di flessibilità che consenta l’uscita a partire dai 60-62 anni di età senza eccessivi vincoli anagrafici, visto che quest’ultimi rischiano di colpire proprio coloro che hanno vissuto una carriera lavorativa con maggiore disagio. Uno dei commenti più apprezzati spiega che “non si deve guardare gli anni dei contributi ma all’età anagrafica di 62 anni per tutti e ognuno riceverà la pensione in base agli anni versati. Logicamente con un minimo 20 anni di contributi. Questo per aiutare specialmente le donne, che tra bambini e accudimento degli anziani hanno pochi contributi versati”.

Tra i commenti più votati vi è poi anche la richiesta di riconoscere il lavoro di cura al fine di ridurre il gender gap. “Le donne dovrebbero andare a 60 anni in pensione senza togliere niente, visto che fanno un doppio lavoro tra casa, figli e poi nonni” spiega un’altra commentatrice. “Andare in pensione a 62 anni è un età giusta. Anche perché ci sono tanti giovani che percepiscono il reddito di cittadinanza... Facciamoli lavorare e mandiamo gli anziani in pensione dopo una vita spesa a crescere i figli e lavorare”.

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