Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

22
Lug 2020

Pensioni anticipate, il prossimo 28 luglio 2020 riparte il confronto tra governo e sindacati

Riprendono i tavoli di confronto tra governo e parti sociali in merito alla riforma delle pensioni, dopo la sospensione degli incontri dovuta all’emergenza Coronavirus.

Con la progressiva normalizzazione dell’emergenza sanitaria dovuta a Covid-19 riprendono anche le attività istituzionali di confronto tra governo e sindacati in merito al delicato tema della riforma previdenziale e all’introduzione di maggiore flessibilità nei criteri di uscita dal lavoro. Secondo quanto si apprende dallo stesso Ministero del Lavoro, i tavoli tecnici riprenderanno il prossimo 28 luglio 2020.

Per le ore 11h00 dello stesso giorno è stato infatti fissato il nuovo incontro con i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, durante il quale si tornerà ad approfondire le possibili proposte di intervento relative alla riforma del sistema previdenziale italiano e all’avvio di maggiori tutele per i pensionandi.

Riforma pensioni e uscite flessibili: le attese dei lavoratori

Da tempo i lavoratori attendono un intervento di stabilizzazione nel settore della previdenza che possa garantire il turn over con i giovani e superare la pratica delle opzioni sperimentali di flessibilizzazione dei parametri di quiescenza. In tal senso, gli occhi restano puntati sulla prossima scadenza della quota 100 nel 2021, che potrebbe portare verso uno scalone massimo di cinque anni per coloro che non riescono a maturare i requisiti di legge in tempo utile.

Prima della pandemia dall’esecutivo è emersa anche l’ipotesi di avviare al termine della quota 100 una quota 101 o 102, con parametri leggermente peggiorativi rispetto all’opzione attuale ma che permettessero di intervenire favorevolmente sullo scalone presente rispetto ai requisiti della legge Fornero.

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Pensioni anticipate: i timori dei lavoratori per la crisi dovuta al Coronavirus

Sulla situazione complessiva pesa anche l’impatto economico dovuto alla crisi del Coronavirus, con un possibile crollo del prodotto interno lordo che potrebbe andare a intaccare il comparto in diversi modi. Si pensi alle difficoltà di reperire nel bilancio pubblico le risorse necessarie a creare una riforma del settore di ampia portata, quando già in precedenza lo spazio di manovra per l’introduzione di maggiore flessibilità previdenziale appariva limitato.

Mentre sullo sfondo resta in essere la preoccupazione per i mancati adeguamenti delle pensioni e per l’impatto della crisi economica sui coefficienti di conversione in rendita delle pensioni contributive, visto che il montante accumulato da ogni pensionato viene rivalutato in base all’effettivo andamento del Pil risalente agli ultimi cinque anni.

Appare quindi ovvio che se il crollo del PIL dovesse attestarsi su percentuali importanti (come risulta probabile) anche per i lavoratori ai quali mancano ancora diversi anni alla maturazione dell’età di accesso alla pensione potrebbero venire a crearsi condizioni peggiorative sui futuri assegni, in virtù della mancata rivalutazione del montante previdenziale.

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