Pensioni anticipate, il nodo della quota 100 tra i dossier per Mario Draghi

Pensioni anticipate, il nodo della quota 100 tra i dossier per Mario Draghi

Le pensioni anticipate tramite quota 100 restano al centro dei principali nodi da sciogliere per il nuovo governo Draghi. Serve comunque un intervento entro il 2022, ma le ipotesi si moltiplicano. I sindacati chiedono la quota 41 e l’uscita dai 62 anni per tutti.

Le pensioni anticipate tramite quota 100 sembrano destinate a far discutere ancora per molto tempo. La sperimentazione risulta in scadenza entro il 31 dicembre del 2021 e il precedente governo Conte aveva già spiegato di non voler proseguire con l’opzione di flessibilità. Ma il recente cambio di esecutivo sembra rimescolare nuovamente le carte e ora in molti si chiedono cosa farà Mario Draghi con il dossier della riforma previdenziale.

Un intervento resta comunque necessario, visto che a partire dal 2022 molti lavoratori si potrebbero trovare a fare nuovamente (e improvvisamente) i conti con le regole ordinarie della legge Fornero. La quota 100 consente l’uscita anticipata a partire dai 62 anni di età e 38 anni di versamenti, ma solo in favore di coloro che maturano i requisiti di accesso entro la fine dell’anno.

I lavoratori esclusi si troveranno così improvvisamente esposti all’uscita di vecchiaia, che richiede almeno 67 anni di età e 20 anni di versamenti. In alternativa, resta la pensione anticipata della legge Fornero, che però prevede almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti indipendentemente dall’età (un anno in meno per le donne). Conti alla mano, per alcuni lo scalone potrebbe arrivare a toccare i cinque anni.

Pensioni anticipate, il nodo della quota 100 e le ipotesi sull’intervento di Mario Draghi

Come evidenziato, a questo punto la situazione torna a essere nuovamente interlocutoria. Le ipotesi precedenti in arrivo dal governo Conte puntavano a una possibile quota 102, con l’innalzamento del requisito anagrafico fino a 64 anni. In realtà, nelle ultime settimane era emersa anche la possibilità di prorogare la quota 100 per almeno un altro anno, in modo da prendere tempo e ampliare il ragionamento della riforma complessiva del sistema.

Sul punto bisognerà per prima cosa comprendere quali saranno le forze politiche interne al nuovo governo, visto che le posizioni su quale sia la migliore tipologia di intervento nel settore previdenziale differiscono notevolmente. È chiaro che un possibile scenario potrebbe essere quello della quota 100 trasformata in senso strutturale, anche considerando che le richieste di accesso alla misura si sono da sempre rivelate inferiori rispetto alle ipotesi iniziali.

Le richieste dei sindacati: la sola proroga della quota 100 non basta, serve agevolare l’uscita dai 62 anni o con 41 anni di versamenti per tutti

D’altra parte, i sindacati hanno già evidenziato che nelle scorse ore un approccio finalizzato alla semplice proroga della quota 100 non potrebbe essere sufficiente rispetto alle reali necessità dei lavoratori. Secondo il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, “rappresenterebbe un ennesimo intervento spot e non darebbe risposte alle persone che lavorano”.

Le parti sociali chiedono da tempo “una riforma seria e duratura, che consenta a tutti i lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione dopo i 62 anni o con 41 anni di contributi”. Al nuovo governo si chiede inoltre di fare fronte al problema dei lavori gravosi e al riconoscimento del lavoro di cura. Anche considerando che il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno sta diventando ormai una realtà per tutti i lavoratori. Un fattore che rende quindi la nuova flessibilità in uscita compatibile con le richieste di un sistema che possa risultare sostenibile anche dal punto di vista finanziario.