Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

9
Feb

Pensioni anticipate, ecco il nuovo incontro tra governo e sindacati: si discuterà l’uscita dai 62 anni

Lunedì 10 febbraio 2020 è atteso l’appuntamento più importante di febbraio per i lavoratori che desiderano accedere alla pensione anticipata. Esecutivo e parti sociali si troveranno per discutere i possibili correttivi alla legge Fornero.

Riprende domani il confronto tra governo e sindacati sulla flessibilità in uscita dal lavoro. Un appuntamento molto sentito dai tantissimi pensionandi che attendono un allentamento nei rigidi criteri di accesso alla quiescenza decisi con la legge Fornero (risalente all’ormai lontano 2011). Il principale nodo del contendere sarà proprio l’avvio di una flessibilità per tutti a partire dal 2022, ovvero al termine naturale della quota 100.

Quest’ultima è prevista in via sperimentale fino al 31 dicembre del 2021 e consente l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti. L’attuale governo ha deciso di confermare la sua prosecuzione fino a scadenza, ma il provvedimento non ha generato l’entusiasmo atteso tra i lavoratori (considerando le statistiche sulle adesioni) ed al contempo si è rivelato piuttosto inefficiente nel rapporto tra costi e benefici.

Leonardi (MEF): verifica sui costi, serve una spesa inferiore a quella per la quota 100

Sul punto emergono le prime dichiarazioni di area governativa. Secondo quanto riportato dall’Agenzia Ansa, il Consigliere del MEF Marco Leonardi ha evidenziato che la nuova riforma pensionistica oggetto di confronto dovrà produrre un provvedimento meno oneroso della quota 100, facendo riferimento ai circa 8 miliardi di costo per il prossimo anno.

Leonardi ricorda quindi che l’incontro di domani avrà al centro delle discussioni le richieste avanzate dai sindacati, verso le quali seguirà successivamente una verifica politica. Il tutto considerando che per riuscire ad avere un quadro sufficientemente completo della situazione sarà necessario arrivare fino alla prossima estate.

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I sindacati insistono sulla flessibilità per tutti dai 62 anni di età

Dal fronte opposto i sindacati continuano ad insistere sulla necessità di garantire una vera possibilità di accesso flessibile alla pensione per tutti a partire dai 62 anni di età. Secondo il Segretario Confederale Roberto Ghiselli, l’apertura diventa possibile anche grazie al progressivo venire meno del metodo retributivo o misto, stante che il contributivo puro restituisce semplicemente al lavoratore quanto accantonato.

Ma le parti sociali chiedono anche di intervenire sulla questione dei lavoratori precoci, garantendo la quota 41 per tutti, nonché sullo stop agli scatti per l’adeguamento all’aspettativa di vita. Servono inoltre misure specifiche per coloro che hanno svolto lavori gravosi, mentre si punta a trasformare in strutturale l’APE sociale. Infine si chiede di intervenire sulle differenze di genere e sulla valorizzazione del lavoro di cura.

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Eurostat sulle pensioni delle donne: in Europa sono del 30% più basse

Nel frattempo dall’Eurostat arriva un nuovo allarme sulle differenze di genere ed in particolare sull’entità degli assegni corrisposti in favore delle pensionate. Secondo quanto ha reso noto recentemente l’ente statistico, il divario di genere porta ad una differenza nelle pensioni erogate in favore delle donne del 30%. Oltre a ciò, proprio a causa degli assegni più bassi le pensionate risultano anche a rischio povertà nel 3,5% dei casi in più rispetto agli uomini.

Nel nostro Paese, la differenza risulta sostanzialmente in linea con la media europea (-32%), mentre tra le nazioni dove il fenomeno risulta più contenuto troviamo Estonia (1%), Danimarca (7%) e Slovacchia (8%). La situazione peggiore si trova invece a Malta (42%) e nei Paesi Bassi (40%).