Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate: ecco come uscire dal lavoro a partire dai 62 anni di età

L’attuale sistema previdenziale permette in diversi casi di ottenere l’accesso alla pensione a partire dai 62 anni di età: ecco quali sono le principali opzioni attualmente disponibili.

Per chi si trova ad aver raggiungo i 62 anni di età l’attuale ordinamento pensionistico permette diverse opzioni di uscita, sebbene con vincoli precisi che ne limitano la potenziale platea dei beneficiari. Conoscere il quadro di riferimento può essere utile per tutti coloro che si trovano a vivere situazioni lavorative di disagio in età avanzata o che comunque dopo molti anni di attività stanno pianificando la propria quiescenza.

Si parte con una delle opzioni più discusse negli mesi, ovvero la cosiddetta quota 100. Quest’ultima permette l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti, senza l’applicazione di alcuna penalizzazione, ma con l’unico vincolo di interrompere l’attività lavorativa. Il lavoratore che decide di scegliere tale strada deve però considerare che prima di ricevere l’assegno dovrà attendere la maturazione di una finestra di tre mesi, che si estende a sei mesi nell’amministrazione pubblica.

La pensione anticipata sulla base dell’anzianità dei versamenti

Una seconda opzione è data dalla pensione anticipata prevista con la legge Fornero, che di fatto svincola completamente il lavoratore dal requisito anagrafico permettendo quindi l’uscita dal lavoro anche con diversi anni di anticipo rispetto ai criteri relativi alla pensione di anzianità.

In questo caso il parametro si differenzia anche in base al genere. Infatti, gli uomini potranno accedere all’Inps a partire dai 42 anni e 10 mesi di versamenti, mentre le donne possono ottenere il prepensionamento con 41 anni e 10 mesi di contribuzione. C’è anche una terza opzione destinata a chi vive particolari situazioni di disagio.

Si pensi ad esempio ai disoccupati involontari senza sussidio, agli invalidi con riconoscimento uguale o superiore al 74%, ai caregiver e a coloro che hanno svolto attività gravose o usuranti. In questo caso è possibile ottenere l’uscita dal lavoro già con 41 anni di versamenti, purché si abbia almeno un anno di contribuzione prima del compimento del 19mo anno di età.

È inoltre importante aggiungere che nessuna delle opzioni citate in precedenza presenta l’applicazione di una penalizzazione nel calcolo del futuro assegno, come già avviene anche per l’uscita con la quota 100.

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La pensione anticipata della previdenza complementare tramite la RITA

Infine, un’ultima opzione risulta disponibile per tutti coloro che hanno attivato un fondo di previdenza complementare e che si trovano ad aver perso il lavoro a 5 o 10 anni di distanza dalla pensione di anzianità erogata dall’Inps (ricordiamo che il vincolo è attualmente fissato a 67 anni).

L’iscritto con almeno cinque anni di anzianità presso un fondo di previdenza integrativa può infatti ottenere una rendita a partire dai 62 anni di età con almeno 20 anni di versamenti presso l’Inps o un’altra cassa sostitutiva, purché abbia cessato l’attività lavorativa.

In alternativa, è possibile anche richiedere una rendita pensionistica con un anticipo massimo di 10 anni purché l’iscritto abbia cessato l’attività lavorativa e risulti inoccupato per un periodo maggiore a 24 mesi. In questo particolare frangente, decade anche la necessità di rispettare l’anzianità contributiva minima presso l’Inps.

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