Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Quota 100

Pensioni anticipate e quota 102, il no dei sindacati: Ghiselli (Cgil), Ganga (Cisl) e Proietti (Uil) esprimono contrarietà

Dalle parti sociali arriva un deciso no alle ipotesi di flessibilizzare l’accesso alla pensione tramite una nuova quota 102. La piattaforma unitaria si compatta e rivendica le proprie richieste.

Le novità sulle pensioni ad oggi 11 gennaio 2020 vedono arrivare nuove dichiarazioni dalle parti sociali rispetto alle ultime ipotesi di riforma del settore ed in particolare rispetto all’idea di superare lo scalone della quota 100 attraverso la costituzione di una nuova quota 102.

Le tre sigle componenti la piattaforma sindacale (Cgil, Cisl e Uil) si compattano, esprimendo tutta la propria contrarietà rispetto ad un’ipotesi che preveda almeno 38 anni di versamenti e l’uscita dal lavoro a partire dai 64 anni, oltre alla penalizzazione del ricalcolo interamente contributivo dei versamenti effettuati durante la propria carriera lavorativa.

Ghiselli (Cgil): “ipotesi di riforma inaccettabili”

Dalla Cgil si rende nota una ferma contrarietà alle ultime notizie riguardanti il possibile avvio di una quota 102, perché qualsiasi “ipotesi di riforma previdenziale che preveda l’obbligo di avere un numero alto di contributi non può essere accettata”. Lo afferma il Segretario confederale Roberto Ghiselli, ricordando che le proposte circolate negli scorsi giorni suggeriscono come requisiti di accesso all’Inps un’età a partire dai 64 anni insieme a 38 anni di versamenti.

Oltre a ciò, vi è l’ulteriore penalizzazione del ricalcolo contributivo puro per l’intera carriera di lavoro. Un simile meccanismo non sarebbe quindi utile a garantire maggiore flessibilità previdenziale “per la maggior parte delle persone, in particolare quelle più deboli sul mercato del lavoro, a partire da giovani e donne”.

Il sindacalista rilancia quindi le proposte della piattaforma unitaria, ricordando che serve garantire la possibilità di uscire dal lavoro a partire dai 62 anni e con un requisito contributivo che comunque non sia più elevato dei 20 anni di versamenti. Oltre a ciò, bisogna valorizzare “il lavoro discontinuo, povero, gravoso e di cura”.

Ganga (Cisl): “assolutamente contrari” alla quota 102

Il commento in arrivo dalla Cisl rispetto all’ipotesi di avviare una quota 102 è di assoluta contrarietà. Lo dichiara il Segretario confederale Ignazio Ganga, spiegando che proposte come queste “non rispondono alle richieste espresse nella piattaforma unitaria [...] perché l’unico modo serio di affrontare il tema delle pensioni e della previdenza è quello di aprire il prima possibile il tavolo di confronto tra governo e parti sociali promesso dall’esecutivo e annunciato dal Ministro del lavoro”.

Per l’esponente della Cisl bisogna quindi far lavorare le Commissioni che si devono occupare dei lavori gravosi e della separazione tra spesa assistenziale e previdenziale, così come già deciso all’interno dell’ultima manovra. Il sindacalista ricorda quindi che dai prossimi confronti con l’esecutivo “ci aspettiamo serietà”, perciò risulta necessario evitare ipotesi penalizzanti per i lavoratori.

Proietti (Uil): la quota 102 “non risponde alle esigenze e aggrava i problemi”

Anche dalla Uil si punta il dito contro l’idea di avviare una nuova quota 102 al termine della fase sperimentale della quota 100. Secondo il Segretario confederale Domenico Proietti “non risponde all’esigenza di flessibilità diffusa per accedere alla pensione” ed anzi “aggrava i problemi non risolti”. Al fine di garantire dei meccanismi utili per uscire dal lavoro il sindacalista chiede quindi di studiare dei sistemi di flessibilità diffusa a partire dai 62 o 63 anni.

Oltre a ciò, la Uil si dice fortemente contraria a qualsiasi ipotesi che preveda l’applicazione del sistema contributivo puro e chiede di considerare il lavoro gravoso. Per superare la legge Fornero serve quindi riprendere il dialogo tra governo e sindacati attraverso i prossimi tavoli di confronto, che dovranno partire già dal mese di gennaio.