Autore: Stefano Calicchio

INPS - Quota 100 - Pensione

Pensioni anticipate e quota 100, nuova bocciatura dalla Corte dei Conti sulla sostenibilità

Le pensioni flessibili dai 62 anni di età e 38 anni di versamenti oggetto di attenzione da parte dei magistrati contabili: dubbi su sostenibilità attuariale e generazionale, pesa la componente retributiva.

Sulle pensioni anticipate tramite quota 100 arrivano nuovi importanti aggiornamenti dalla Corte dei Conti, dopo che già nelle scorse giornate aveva espresso parere negativo sulla presunta inefficienza del meccanismo di flessibilità anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri. Se in quel caso si era parlato di una misura inefficace rispetto alle reali necessità dei lavoratori, ora i magistrati contabili si concentrano sulla sostenibilità della spesa di lungo termine.

L’opzione avrebbe infatti aumentato gli oneri a carico della collettività e messo in dubbio la capacità del sistema produttivo e previdenziale di tollerare in modo adeguato simili provvedimenti nel lungo termine. Sopra ogni considerazione, per la Corte dei Conti bisogna infatti ricordare che siamo inseriti all’interno di un sistema pensionistico a ripartizione e nel quale il diritto alla maturazione della pensione deve essere legato al regolare versamento dei contributi durante da parte dei lavoratori.

Pensioni flessibili e Quota 100: i rischi sull’equilibrio attuariale e generazionale

Dal punto di vista pratico, i dubbi espressi dai magistrati sulla quota 100 e sul principio di funzionamento della misura riguardano sia l’equilibrio attuariale che quello di natura generazionale. “In un sistema pensionistico a ripartizione e in cui la maturazione del diritto alla pensione prescinde dal regolare versamento dei contributi nel corso della vita lavorativa, vanno verificate la sostenibilità della spesa nel lungo periodo e gli effetti che sulla adeguatezza delle prestazioni produrranno le azioni normative poste in essere nel presente”.

Oltre a ciò, la Corte dei conti sottolinea che l’Inps “eroga ancora gran parte delle prestazioni a elevata componente retributiva”. Oltre a ciò “misure ampliative della spesa attraverso l’anticipo dell’età di pensionamento rispetto a quella ritenuta congrua con l’equilibrio attuariale e intergenerazionale, il blocco dell’indicizzazione dell’età di uscita dal lavoro alla speranza di vita e la reintroduzione del sistema delle finestre” producono una crescita delle esigenze di cassa più immediate, perché non sussistono contestuali correzioni alla maggiore durata della prestazione pensionistica.

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Riforma pensioni 2021-22: venerdì 25 settembre il nuovo confronto tra governo e sindacati

La relazione della Corte dei Conti giunge in un momento certamente particolare per la riforma del settore previdenziale. Dopo una pausa di diversi mesi dovuta all’emergenza Coronavirus, il governo è tornato a incontrare i sindacati per impostare il cambio di paradigma del settore pensionistico nel medio e lungo termine. Sullo sfondo ci sono gli interventi ritenuti più urgenti per via della scadenza al termine dell’anno, come la proroga dell’APE sociale e dell’opzione donna.

I provvedimenti più profondi di riforma coincideranno invece con il termine della quota 100, previsto per il 31 dicembre 2021. Il governo ha già spiegato che non vi saranno rinnovi della sperimentazione, ma piuttosto nuovi meccanismi in grado di calmierare lo scalone che si verrebbe a creare rispetto ai criteri della legge Fornero, producendo un’attesa lunga fino a 5 anni aggiuntivi. Proprio su questo punto è previsto un nuovo tavolo negoziale con le parti sociali il prossimo venerdì 25 settembre 2020.

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