Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni anticipate e ordinarie 2021: ecco cosa cambia e come si esce dal lavoro nel nuovo anno

Sulle pensioni con l’arrivo del 2021 arrivano importanti conferme. Dall’APE sociale all’opzione donna, fino alla prosecuzione della quota 100. Ma la vera riforma si concretizzerà solo nel 2022.

Sulle regole di accesso alla pensione nel 2021 si sono concretizzate importanti novità grazie alla legge di bilancio, sebbene il settore attenda ancora una riforma complessiva che si renderà indispensabile a partire dal 2022. Nelle pieghe della manovra si trova infatti l’allargamento dell’APE sociale e la proroga per un ulteriore anno dell’opzione donna, mentre la quota 100 viene confermata per l’ultimo anno di funzionamento.

Vengono invece sostanzialmente confermate le regole di accesso alla pensione di vecchiaia, che richiede tutt’ora la maturazione di almeno 67 anni di età. Il quadro complessivo è quindi quello di un processo di ristrutturazione delle regole ancora in divenire, con novità che non hanno portato a concreti stravolgimenti rispetto alla necessità di garantire maggiore flessibilità di pensionamento.

Questo, purtroppo, anche in un contesto che ha reso ancora più indispensabile garantire tutele previdenziali in età avanzata, visto il difficile contesto economico e sanitario che si è venuto a creare con la crisi dettata dal coronavirus. D’altra parte, anche coloro che hanno già ottenuto l’agognato assegno hanno visto confermata l’entità della pensione, senza interventi di rivalutazione in grado di far percepire una differenza sugli importi erogati in precedenza dall’Inps.

Pensioni 2021: confermato il quadro generale di rifermento

Dal punto di vista generale, nel 2021 continuano a restare in essere le regole di accesso alla pensione decise con la legge Fornero. Questo significa che la già citata pensione di vecchiaia si matura con almeno 20 anni di versamenti e raggiungendo contestualmente 67 anni di età. Anche la pensione anticipata prevista dalla legge Fornero mantiene in essere i requisiti dello scorso anno.

Per accedere all’Inps con questa formula è necessario maturare almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti indipendentemente dall’età anagrafica effettivamente raggiunta. Per le donne resta uno sconto di un anno, pertanto i requisiti scendono a 41 anni e 10 mesi di contribuzione. Le principali alternative per chi non riesce a raggiungere questi parametri sono offerte da tre opzioni sperimentali, ovvero l’Ape sociale, la quota 100 e l’opzione donna.

Pensioni anticipate con APE sociale e opzione donna: le proroghe presenti nella legge di bilancio 2021

La legge di bilancio 2021 ha portato all’estensione dell’APE sociale per un ulteriore anno. Con questa opzione è possibile accedere alla pensione a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di versamenti, rientrando però all’interno di uno dei profili di disagio individuati dal legislatore. Quest’ultimi prevedono la disoccupazione in età avanzata (avendo esaurito la Naspi), l’invalidità riconosciuta per almeno il 74%, lo svolgimento di attività di caregiver o dei lavori gravosi e usuranti riconosciuti all’interno di un apposito elenco.

Anche l’opzione donna viene estesa per un ulteriore anno. In questo caso è necessario aver maturato almeno 58 anni di età (59 anni se autonome) e 35 anni di versamenti, accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Uno scenario certamente penalizzante, se si considera che il taglio può arrivare fino al 20-30% della futura pensione. Oltre a ciò, è necessario considerare anche una finestra di attesa per la ricezione del primo emolumento previdenziale di 12 mesi, che sale a 18 mesi per le lavoratrici autonome.

Riforma pensioni, il 2021 è l’ultima possibilità per maturare la quota 100

Resta in essere per l’ultimo anno la quota 100, che scadrà ufficialmente al 31 dicembre 2021. Il governo ha ribadito in più occasioni che dal 2022 l’opzione non sarà più disponibile, pertanto servirà un nuovo intervento di riforma. Nel frattempo, tutti coloro che matureranno i requisiti di legge nel corso dell’anno potranno comunque avvalersi del meccanismo di prepensionamento in virtù della cristallizzazione del diritto.

La quota 100 prevede la possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti. Non viene applicata alcuna penalizzazione al futuro assegno, ma è indispensabile cessare qualsiasi attività lavorativa dipendente o autonoma. Fanno eccezione solo i redditi occasionali nella misura massima di 5mila euro lorde annue. Il divieto di cumulo si esaurisce al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, cioè una volta maturati i 67 anni.