Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate e Quota 101: i lavoratori tornano a chiedere flessibilità dai 62 anni

Dopo le recenti prese di posizione sulle pensioni flessibili con la quota 101 i lavoratori tornano a chiedere di semplificare l’accesso all’Inps garantendo la quiescenza dai 62 anni di età.

Negli scorsi giorni si sono moltiplicate le prese di posizione in merito alla riforma delle pensioni e alla misura che dovrà essere adottata a seguito del termine della quota 100, in scadenza al 31 dicembre del 2021. Le ipotesi su quello che accadrà il giorno successivo continuano a restare incerte, mentre resta un dato di fatto che senza un intervento correttivo chi non riuscirà a maturare in tempo utile i criteri previsti dalla sperimentazione potrebbe trovarsi a dover lavorare fino a cinque anni in più.

Per cercare di capire qual è l’opinione dei lavoratori al riguardo abbiamo lanciato un sondaggio informale all’interno della pagina facebook “riforma pensioni e lavoro”, dal quale sono emersi numerosi spunti in merito alle rivendicazioni e alle necessità espresse da chi si trova in età avanzata e nella necessità di accedere all’Inps.

Riforma pensioni e Quota 101: le opinioni dei lavoratori dopo la presa di posizione di Confindustria

Durante la settimana da Confindustria sono arrivate dichiarazioni di perplessità in merito al dibattito sulla riforma previdenziale e in particolare alla mancanza di regole certe per tutti i lavoratori. In questo senso, sono state espresse critiche sull’ipotesi di avviare una nuova quota 101 a partire dal 2022. Una prospettiva che viene vista da un lato come non risolutiva e dall’altro lato come un rischio per il nuovo ricorso al debito pubblico.

Rispetto a tale scenario, la maggior parte dei lavoratori continua a chiedere la possibilità di uscire dal lavoro a partire dai 60-62 anni di età, indipendentemente da quelli che sono gli effettivi versamenti e maturando l’assegno in base alla propria storia contributiva. Natale ci spiega ad esempio che il meccanismo migliore dovrebbe consistere nel garantire “a 60 anni quello che si è maturato sia per le donne che per gli uomini”, mentre Ornella ricorda che tante donne “purtroppo non riescono ad arrivare a 35 anni di contributi perché prima si sono prese cura dei figli, della famiglia e dei nonni, quando gli uomini riescono ad avere maggiore continuità”.

Ci sono poi tanti casi di persone che hanno versato per decenni e che con le attuali regole non riescono ad accedere all’Inps per via dei vincoli che attualmente sussistono nel nostro sistema previdenziale. Secondo Domenico avviare una vera flessibilità “è l’unica soluzione futuristica e nell’interesse di tutta la società, per i lavoratori, per i giovani e per l’economia. Per l’economia perché finalmente si può pensare al domani con la certezza di una data e del compenso pensionistico e per i giovani perché avranno più possibilità di lavoro”.

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Pensioni anticipate: la questione dei lavoratori precoci e di chi ha persone il lavoro

Tra i problemi che emergono c’è anche la situazione dei lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare in giovane età e nonostante tre o quattro decenni di versamenti non riescono ad accedere alla pensione. Francesco chiede “la quota 41 per tutti e flessibilità in uscita”, domandando “come si può immaginare una nazione che riparte con i vecchi al lavoro e i giovani a casa?”.

Maria punta invece il dito contro l’eventuale avvio di una flessibilità con il taglio dell’assegno. “Le penalizzazioni sono quelle che pesano per tutti, operai e impiegati. Facendo i conti rispetto a quello che si percepisce, tolgono una bella fetta da stipendi che sono già quelli che sono”. Secondo Lucia “si potrebbe fissare un’età di uscita facoltativa. Chi vuole o può lavorare lo fa… gli altri prendono una pensione in rapporto alla contribuzione versata. Per quanto impegno e brava sia una persona di 60 anni, non ha più le forze, la salute, la memoria”.

Patrizia ricorda invece che “le donne e gli uomini di 60 anni e più disoccupati nel mondo del lavoro non possono più rientrare, perché si sentono dire di essere vecchi”. Per questo motivo chiede di poter andare in pensione con 62/63 anni e i contributi versati. Infine, Achille sottolinea la difficile situazione dei disoccupati. “Questa gente purtroppo deve pensare che ci sono molti lavoratori che hanno dai 55 ai 60 anni e che hanno perso il lavoro per colpa di questa politica. Quindi bisogna aiutare le persone, perché a lavorare non li vuole più nessuno”.

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