Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni anticipate e Quota 100: la grande fuga dei lavoratori per evitare fino a 5 anni di scalone

Le pensioni anticipate tramite quota 100 continueranno a restare in vigore fino al 2021, ma il governo ha già deciso che non saranno rinnovate. Nell’incertezza, chi matura i requisiti riflette sull’opportunità di uscita dal lavoro.

Tanti dubbi e poche certezze sulle pensioni e sul proprio futuro lavorativo. Con queste premesse si spiegano le rivendicazioni dei lavoratori che seguono ormai da settimane il dibattito sulla riforma previdenziale, mentre chiedono di ripensare le regole previste dalla legge Fornero o comunque di ammorbidirle al fine di garantire maggiore flessibilità in ingresso nell’Inps. Dall’approvazione della riforma risalente ormai al lontano 2011 è stato un susseguirsi di salvaguardie e opzioni sperimentali, tanto che il cantiere della previdenza non si è mai chiuso.

Nessuno di questi interventi però è riuscito a garantire un sistema davvero equo di flessibilità in uscita dal lavoro, approvando opzioni basate sulla necessità di risolvere specifiche situazioni sorte dopo il repentino irrigidimento dei requisiti previdenziali, piuttosto che sull’idea di rendere davvero equilibrato il sistema pensionistico. Così, lo stesso problema si ripresenta al giorno d’oggi per le pensioni anticipate con la quota 100, che risultano disponibili in via sperimentale fino al termine del prossimo anno.

Pensioni anticipate dai 62 anni e con almeno 38 anni di versamenti: molti lavoratori ci pensano

Proprio il termine della sperimentazione legata alla quota 100, ormai annunciato da diversi esponenti del governo e dallo stesso Premier Giuseppe Conte, potrebbe provocare un’accelerazione nelle decisioni prese dai lavoratori rispetto alla possibilità di ottenere l’uscita anticipata dal lavoro. La quota 100 garantisce infatti in tempi di crisi un’opzione utile per ottenere il prepensionamento, ma resta pur sempre una scelta volontaria.

Oltre a ciò, questa opzione comporta solo il vincolo di non proseguire la propria attività lavorativa fino alla maturazione dei 67 anni, escludendo l’applicazione di eventuali penalizzazioni sul valore dell’assegno pensionistico. In questo contesto si inserisce però anche la grave crisi sanitaria ed economica dovuta alla diffusione del Coronavirus, un elemento che potrebbe far propendere molti indecisi sul ricorso all’opzione.

Si pensi, ad esempio, a coloro che negli scorsi mesi (pur avendo maturato i requisiti utili di pensionamento) avevano scelto di proseguire l’attività lavorativa, con l’obiettivo di ottenere un assegno più elevato per via della maggiore contribuzione. Nello scenario attuale, non appare improbabile che molti di questi lavoratori decidano ora di approfittare della quota 100 per fruire del diritto alla pensione anticipata.

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In pensione con la quota 100: molti nati nel 1959 potrebbero fare ricorso all’opzione

Stante la situazione appena descritta, appare chiaro che molti lavoratori potrebbero ripensare all’idea di non fare ricorso alla quota 100, aspettando i criteri ordinari d’ingresso nelle tutele dell’Inps secondo la legge Fornero. Quest’ultima prevede l’accesso alla pensione di vecchiaia a partire dai 67 anni di età e con almeno 20 anni di versamenti, oppure in alternativa la pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica a partire da 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

D’altra parte, la platea dei potenziali lavoratori coinvolti resta piuttosto ampia. Tutti i nati tra il 1955 e il 1959 con almeno 38 anni di versamenti potrebbero fruire dell’opzione entro la sua scadenza, ovvero il 31 dicembre 2021. In totale, si potrebbe pensare a una platea potenziale di circa 300mila prepensionamenti, che si andrebbero a unire agli accessi all’Inps previsti in via ordinaria, toccando così le 700mila uscite.

Uno scenario che diventa ancora più concreto se si pensa che al termine della quota 100 e senza ulteriori provvedimenti di flessibilità i lavoratori esclusi (non avendo maturato in tempo utile i requisiti) potrebbero trovarsi costretti ad attendere fino a cinque anni in più rispetto ai termini previsti con l’opzione sperimentale per poter ottenere l’agognata pensione.

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